Grammatica e filosofia

Never e If. Mai e se. Yaw li usa costantemente in maniera scorretta. Ma in quel mistake leggo un modo di vivere, di pensare forse, di agire che manifesta tutta una inclinazione verso la vita. Un modo di vederla e affrontarla che si fa beffe della tendenza e arroganza di saper tutto e di controllare tutto.

Non I didn’t eat (per esempio) per dire ieri non ho mangiato, ma I never eat; non I haven’t said that, ma I never said; non I didn’t go ma I never went… come se l’azione (qualunque essa sia) non si sia mai verificata in passato, come se quello che accade, quello che si fa, persino quello che si pensa, avvenisse per la prima volta. Sempre per la prima volta. E ogni volta nuova e diversa.

E il se… If I come invece che when I come; If I’ll see invece che when I see… Nessuna certezza, non quando ma se. Perché ogni cosa prevista può anche non accadere. Anzi, perché tutto e il contrario di quel tutto potrebbe accadere. Oppure no. God knows, come si sente dire quaggiù. A questo punto allora, sapere o non sapere la grammatica o preoccuparsi di esprimersi in modo corretto, conta poco…

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