diario di un'italiana in ghana

Welcome to Ghana

Ora sono una non cittadina ghanese con carta d’identità ghanese.

Da qualche tempo chi vuole restare nel Paese per più di tre mesi ha l’obbligo di richiedere la carta d’identità, e da questo non si può sfuggire se si vuole poi richiedere un permesso di residenza.

È stata la cosa più semplice tra tutti gli strazi a cui questa burocrazia mi sta abituando. Ma incomprensibile per molti aspetti.

Prima fase: vado alla Cal Bank – aria condizionata e bella gente – dove un usciere attento e disponibile (gli sono grata) mi riempie il modulo. Paga in dollari o in moneta locale? In moneta locale, grazie. Allora sono 288 Ghana Cedi, please. Rimango di sasso, ma a quanto accidenti va sto cambio? In dollari sarebbe stato 120$. Comunque un’enormità. E mi viene in mente il mio piccolo Comune in Italia dove prima di partire sono andata a rifare la carta d’identità. Avrò pagato 5 euro o giù di lì, manco me lo ricordo più.

Seconda fase: altro ufficio per registrazione e rilascio della carta. Altra impiegata che mi riempie il modulo (lei ha l’obbligo di farlo, non mi mostra alcuna simpatia e a dire il vero neanche lei mi sta tanto simpatica) poi passo alle cose serie.

Mi sembra di essere in un altro mondo. Un uomo ben vestito, gentile e ammodo mi fa accomodare, mi fa qualche domanda, mi prende le impronte digitali – tutte le dita! – e mi dice, ora le faccio una foto … e ciak. Per favore non la commentate, quelli sono la mia faccia, i miei capelli, la mia espressione quando sono nell’inferno di Accra e un impiegato con polsini eleganti, seduto dietro a un pc vuole che guardi nel foro della camera.

Ma la sorpresa più grande è quando mi chiede di controllare che tutti i miei dati sulla carta siano corretti prima di consegnarmela. In giro nel Paese ci sono decine e decine di Identity Card, Voters Card (quelle che usano quando devono votare) e persino passaporti, con i nomi misspelled.

Me lo dice chi è nato e cresciuto in questo Paese che sbagliare in questi uffici è la norma. Io semplicemente li ho visti all’opera ogni singola volta che ho avuto a che fare con banche, uffici comunali, immigrazione etc. etc.

Ma la cosa che mi strabilia di più è quando mi chiede se ho qualche domanda da rivolgergli. Di solito faccio una gran fatica ad avere risposte, ma soprattutto nessuna risposta è mai uguale all’altra. E, spesso, molto spesso,  non ci sono risposte logiche. In questo caso scopro che cambia la forma ma poco la sostanza.

Scusi ma che bisogno ho di una carta d’identità (so che la domanda è sciocca, ma voglio sentire la sua risposta). Perché se le succede qualcosa nel Paese può chiederci aiuto. Presumo alla loro polizia. Che quindi se non avessi una IC mi lascerebbe alla mia sorte?

Ma perché costa così tanto? Sa, qui per esempio vengono moltissimi cinesi e sfruttano le nostre miniere e noi in realtà sappiamo poco del loro business così pagano per la Identity Card e sappiamo dove vivono? Cado dalle nuvole… Se volete tracciare qualcuno non basta l’indirizzo che si è obbligati (giustamente) a fornire al momento dell’ingresso nel Paese? Se non volete i cinesi allora perché li lasciate entrare? E, soprattutto, cosa c’entro io con i cinesi!

Me ne vado soddisfatta di non aver sudato per ottenere questo rettangolino plastificato.

A proposito, la IC l’ho pagata salata sì, ma non mi appartiene. Sul retro c’è scritto: questa carta è di proprietà del governo della Repubblica del Ghana. Se la ritrovate, per favore contattate il NIA (National Identity Authority) o una stazione di polizia.

Welcome to Ghana!

fronte

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