diario di un'italiana in ghana

Trasformare il veleno in medicina

Conosco la polizia corrotta – sulle strade, ai posti di blocco, negli uffici dell’immigrazione… – ma oggi conosco anche un’altra faccia della polizia ghanese. E, naturalmente, a mie spese.  Perché – e mi domandavo: quando accadrà? – ho avuto il mio battessimo del furto.

Sono venuti di domenica, mentre eravamo al meeting, sono passati dalla parte più vulnerabile, le spalle del compound dove condividiamo il confine con una sola vicina, tra l’altro sorda. E comunque, anche lei non era in casa. Hanno semplicemente tagliato parte del recinto, fatto di “materassi” di canne intrecciate, e sono scivolati dentro.

Ladruncoli da poco, hanno forzato nel solo posto dove sono riusciti e hanno frugato dappertutto. Ladruncoli da poco, senza conoscenza, senza cultura, senza furbizia. Il loro obiettivo era il denaro, un po’ di euro “di emergenza” e pochi spiccioli di cedi erano lì, non li hanno trovati.  Non hanno preso la Nikon, né la videocamera, né i due laptop. Hanno portato via due macchine fotografiche compatte di cui una ormai guasta e dell’altra hanno lasciato il caricabatteria.

Probabilmente chi faceva il palo ci ha visto arrivare e così sono scappati di fretta e furia. E così pure è cominciata la nostra piccola guerra. Primi sospettati i vicini che ci abitano di fronte. Nessuno si prenderebbe la briga di venire quaggiù per rubare, il piano può essere partito solo da persone che ci vedono ogni giorno. Persone povere, ma anche (per molti è così) invidiosi, con piccole malignità inespresse. Come spiegare il confronto che ne è nato? Yaw è andato subito da loro e, dopo un po’, io pure. L’Antonella tigre si è risvegliata ed è sempre peggio per chi la incontra… Comunque anche la ragione vuole la sua parte, e in questo luogo dobbiamo vivere e costruire qualcosa di interessante, ecco perché abbiamo deciso: dobbiamo farci entrare la polizia.

A questo punto è davvero teatro che mi ricorda un po’ Eduardo, un po’ Pirandello, un po’ Kafka. Sono venuti in due, vestiti di tutto punto, giacca e cravatta, il capo con gli occhiali scuri: gli inquirenti. Hanno osservato, ascoltato e scattato foto alle orme sulla sabbia che ci eravamo premuniti di preservare. Sono poi passati ai vicini, che ovviamente si erano allontanati, e hanno avvertito la moglie di uno di loro di farli presentare alla stazione di polizia. Con loro ci è andato anche un parente che mi ha accusato di… averlo picchiato. Bene, gli hanno detto gli Sherlock Holmes, compila questo modulo, vai all’ospedale e torna con il referto. Antonella la tigre quando lo ha saputo ha fatto una contro-denuncia, dalla stupidità bisogna difendersi.

Ma il momento più interessante è stato l’incontro con il capo della polizia locale che ci ha convocati. Una sorta di aula di tribunale: i due sospettati da una parte, le vittime del crimine dall’altra, l’inquirente e un altro poliziotto e poi il capo della polizia – dall’alto di un’alta scrivania – nel ruolo di giudice. In che lingua parliamo? si sono consultati e hanno deciso per l’Ewe altrimenti i due poveri fishermen accusati del furto non avrebbero capito.

Così sono rimasta io a n0n capire. Ma credetemi, gli sguardi, il gesticolare, il tono della voce valgono molto meglio. Roland! Ha chiamato il “giudice” con piglio deciso. Yaw si è alzato e ha cominciato a raccontare, con una pantomima e una sicurezza tale che mi veniva da ridere. In realtà tutta la situazione mi faceva ridere e ho dovuto fare un grande sforzo per restare seria.

Dopo che tutti hanno parlato è stato il mio turno. E allora ce l’ho messa tutta. Era il mio momento per ribaltare la mia situazione in questo villaggio, per trasformare il veleno in medicina. Ho detto chi sono (una giornalista e una cooperante volontaria), quali sono i miei progetti per questo villaggio (con i bambini, per esempio), quanto è difficile per me vivere qui, cosa ho provato quando ho visto che mi avevano scassinato la porta, erano penetrati nella stanza e avevano rovistato tra le mie cose. E poi gli ho detto che ora non mi sento sicura e che non è giusto perché il rispetto è la cosa più importante e che se facciamo male riceviamo male, ma se facciamo bene riceviamo bene.

Il “giudice” e tutti hanno ascoltato con gli occhi spalancati. Poi si è rivolto ai sospettati e gli ha fatto una lunga, lunga ramanzina: non capite cosa vuol dire che questa signora sia nel vostro villaggio? Non vi importa che i vostri figli abbiano un’opportunità? Da oggi in poi dovete tenere gli occhi aperti, controllare che non accada nulla e fare in modo che quello che è accaduto non accada mai più. E poi a me: Madame, you are safe now, please feel at home. E la promessa che ogni tanto verrà una pattuglia a farsi un giro. Ora i sospettati, sono chiamati ad essere i miei guardiani, tutti nel villaggio sanno che qui non si scherza e la polizia è mia alleata.

Ah, anche il capo villaggio, il big man, come lo chiamano qui, sta facendo la sua parte. L’unica cosa in cui non ha avuto successo è quando ha chiesto a Yaw di pregarmi di non fare denunce e di stare tranquilla perché avrebbe sistemato ogni cosa. Antonella la tigre vuole adeguarsi (e lo fa) alla vita del villaggio, ma le regole stupide non le seguirà mai.

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