Intervista al segretario di Concerned Ghanaians for Responsible Governance

Per chi non l’ha letta sul sito dove l’ho pubblicata in anteprima, ripropongo questa intervista a George Kojo Anti, segretario esecutivo di Concerned Ghanaians for Responsible Governance, il Movimento che – da qualche mese a questa parte – sta organizzando manifestazioni e proteste in tutto il Paese, sollecitando il cambio di politiche dell’attuale governo guidato da John Dramani Mahama.

#OccupyflagstaffHouse, #RedFriday, #OccupyGhana, sono tutte iniziative nate in seno a questo Movimento.

[… “la mancanza frequente di corrente elettrica che, paradossalmente, va di pari passo con l’aumento delle bollette; il continuo deprezzamento del valore della moneta nazionale; il costante incremento delle tasse che però si scontra con l’inefficienza nella riscossione. E ancora: l’aumento del prezzo della benzina e insieme la difficoltà di reperirla; l’inabilità del Governo di affrontare la questione del lavoro che sta portando a frequenti altri scioperi delle varie categorie; l’incapacità di una decisa leadership che sappia combattere la corruzione e la mancanza di una comunicazione appropriata su tutti questi temi e le attività del Governo. In una parola, lottiamo per un Governo efficiente e responsabile“…]

L’intervista a questo link:

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2 thoughts on “Intervista al segretario di Concerned Ghanaians for Responsible Governance

  1. Interessante, lo avevo letto. Ma mi domando, visto che questo è un movimento che si definisce del ceto medio: quanto è grande il ceto medio qui? Come vive? Che lavori fa? Immagino siano professionisti, medici, avvocati, impiegati di concetto in uffici vari, nell’amministrazione, insegnanti e (i loro figli) studenti universitari. Dico bene? Ovvero persone che vivono in case/appartamenti con l’elettricità (seppur ballerina), accesso a internet e quindi ai social network sui quali sono molto attivi. Ma quanti sono? A me sembra che la stragrande maggioranza dei ghanesi, almeno qui ad Accra, viva nelle favelas, eufemisticamente definite “communities” (termine molto in voga qui, ho notato), senza luce, senza acqua corrente e senza servizi igienici. Secondo me questi “gruppi” non sono stati ancora raggiunti da questo tipo di iniziative sociali o mi sbaglio?

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    • Cara Francesca, le tue riflessioni sono davvero giuste. Il ceto medio esiste in Ghana: liberi professionisti, docenti, imprenditori, dipendenti dello Stato e della pubblica aministrazione. Il fatto è che sono, perlopiù, “scollegati” dal resto dei ghanesi. Le “communities” non le frequentano certo, se non per fare acquisti nei mercati, per esempio, e c’è anche un modo di pensare secondo il quale se sei povero è soprattutto colpa tua. Poi ci devi mettere che c’è anche molto egoismo in giro, chi ce l’ha fatta o ha potuto studiare va per la sua strada e non pensa che – per esempio – se le strade di Accra sono infestate di sporcizia il colera toccherà a lui. E’ un problema degli altri. Per non parlare del mondo politico. Lo ricordi lo “scandalo” – che non ha scandalizzato nessuno – del ministro che si è dovuta dimettere perché affermava pubblicamente di essersi fatta eleggere solo per guadagnare un sacco di quattrini? Di strada da fare mi sembra ce ne sia tanta.

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