Fusillo non era un gatto. Fusillo era Fusillo

Siamo quei matti che spendono lacrime per la morte di un gatto. Quelli che li amano spesso più di quanto si possa amare uno sconosciuto essere umano. Non ci vergogniamo a dirlo. Perché l’amore è fatto di condivisioni e di fiducia. Di tenerezze, silenzi, semplicità. Nessuna competizione, nessuna corsa ad ostacoli, nessuna prevaricazione. Nessuna pretesa.

Fusillo non era un gatto. Fusillo era Fusillo.

Era le carezze nella solitudine feroce. Era l’ansia di tornare a casa, per ritrovarci o per aspettarci. Era l’attesa dopo mesi di assenza e il perdono comunque. Qualche volta dopo aver detto, a suo modo, “Sono arrabbiato con te, sei stata via troppo tempo”. Ma il muso, Fusillo non sapeva tenerlo. Bastava strapazzarlo di coccole e fargli capire che nulla era cambiato. Eri lì. E lo amavi più di prima.

Fusillo non era un gatto. Era una zampina nella mia mano se faticavo ad addormentarmi e il calore sul letto nei giorni d’inverno. Erano le passeggiate in cui mi seguiva, o si nascondeva. Erano i nostri pomeriggi di relax prima di riprendere il lavoro davanti a quello schermo, di fronte a quella tastiera… Li sopportava poco Fusillo, troppo tempo sottratto al nostro tempo insieme. Ma che pazienza! La pazienza di aspettare, la pazienza di capire, la pazienza di imparare i tempi, i tempi giusti. Senza Fusillo perderò di nuovo, come sempre, il senso del tempo, dei tempi giusti. Andrò un po’ cieca per il mondo. E soprattutto in quella casa dove rimango ora una passeggera senza compagnia.

Quel viaggio insieme era fantastico. Ricco, stupefacente. Ogni volta una sorpresa. Tu imparavi, io imparavo. Io insegnavo, tu insegnavi. Io parlavo, tu ascoltavi. Ascoltavi, rispondevi, guardavi. E anch’io provavo a fissare quel tuo sguardo. Lunghi minuti in cui cercavo di capire il mistero. Perché tu eri un mistero… Un ingresso gioioso nell’esistenza, un regalo mai ripagato, un incontro da celebrare ogni giorno della vita.

Fusillo non era un gatto. Era un dono prezioso, un balzo gentile sul cuore. E si fermava lì. Mentre guardavi la tv, ti stendevi sul letto o ti sedevi in poltrona per fare daimoku. Fusillo era la più bella e affettuosa accoglienza degli amici, lì sulla porta di casa o nel bel mezzo dei nostri discorsi. Era la presenza sul divano che ti ricordava che la vita è anche dolcezza e quietitudine. Era l’abbondanza della gioia. Era la costanza di promesse mantenute. Era sapere che ci sarà sempre qualcuno che ti aspetterà, ti cercherà, ti vorrà per sé. Non importa cosa. Era…

fusillo

Foto di Antonella Sinopoli

Sì, siamo quelli che piangono quando un gatto muore. Che ce ne facciamo una colpa, che vorremmo disperatamente tornare indietro per cambiare quell’attimo, che quando riceviamo la notizia sentiamo il cuore spaccarsi. Quelli a cui sembra un orribile sogno. Quelli che un gatto non è un animale. Un gatto è un essere vivente meraviglioso, che conosce la vita e, a suo modo, ce la insegna. È un essere mistico che porta qualcosa di speciale nelle nostre vite. Bisogna capirlo. E ricordarlo per sempre.

[Grazie a noi esseri umani leoni e tigri si stanno estinguendo, chissà se Fusillo avrà voglia di venire qui in Africa a ripopolare la savana…]

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2 thoughts on “Fusillo non era un gatto. Fusillo era Fusillo

  1. Pingback: Una Musa nella mia vita | ghanaway...

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