Quando il silenzio, sui social, è utile

Mettersi in mostra” è sempre un rischio. Ti espone. Critiche, giudizi, commenti. Commenti soprattutto. Anche a questo serve l’informazione “aperta” inaugurata, ormai many years ago, dal web 2.0.

Una giornalista del “Fatto Quotidiano” mi ha chiesto un’intervista. “Perché no?” Beh, chi lo avrebbe immaginato che dopo poche ore dalla pubblicazione i commenti, messi insieme, sarebbero stati due volte l’articolo. Aggiungendo quelli lasciati poi alle condivisioni su Facebook…

Alcuni approssimativi e superficiali – e vabbè tutti qualche volta ne facciamo –. Altri, ridicoli. Altri ancora, volgari, offensivi. In realtà a leggerli mi sono divertita. A parte la soddisfazione dell’ego ai vari “Grande Anto!”, in realtà i commenti mi hanno mostrato tante cose.

Anzi, a pensarci bene, solo due o tre fondamentali. Uno: il silenzio è sacro. E utile. Due: ci sono “commentatori per mestiere”. Su qualunque argomento e senza bisogno di elaborare un pensiero costruttivo. Si registrano e lanciano le loro bombette a mano. Tre: l’Africa è sempre un tema che scotta. Come la sua terra…

Se avete voglia, questa è l’intervista. Vi consiglio di leggere soprattutto i commenti. E questa è una delle pagine Facebook dove potete trovarne altri.

Ad uno dei lettori ho risposto sul sito, per quanto concerne la mia parte professionale.

Al signor Beppe Cicala, che scrive “Meritoria, se lo fa impiegando il suo tempo ed i suoi soldi. Temo però,che sia la solita furbona,che fondando una no profit,vivrà di sovvenzioni private e/ o statali ,alla faccia dei ghanesi. Purtroppo la cronaca è piena di questi casi.” rispondo da qui – in modo informale – con un invito.

L’invito a venirmi a trovare. Per vedere con i suoi occhi dove e come vivo, come vesto, cosa mangio, con quali mezzi viaggio – visto che non mi permetto un’auto privata – quanti gioielli indosso… Farebbe bene alla sua parte incredula e disillusa.

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One thought on “Quando il silenzio, sui social, è utile

  1. Cara Antonella, non mi stupisco di alcuni sgradevoli commenti, noi che ti conosciamo sappiamo che tu rispondi solo a te stessa e i risultati delle tue iniziative, positivi e negativi sono tutti a tuo merito e a tuo carico, ma chi non ti conosce è plausibile che sospetti che tu faccia parte di qualche organizzazione governativa e se non governativa comunque ben ammanicata con la politica, dove gli appannaggi sono importanti e spesso assorbono gran parte delle offerte di beneficenza.
    Il nostro Paese è invidiato da tutti per la posizione geografica e per le ricchezze artistiche, ma nel contempo desta sospetti per la nostra mancanza di etica, di morale e di senso civico, non c’è giorno che da nord a sud non si venga a conoscenza di scandali dove l’egoismo, la viltà e l’arroganza la fanno da padroni.
    Anche figure importanti, come Mario Draghi, il meglio che la Bce si possa permettere oggi in quel ruolo e con un curriculum di tutto rispetto costruito per lo più all’estero, è riuscito solo in questi giorni a varare un provvedimento indispensabile per agganciare la ripresa, provvedimento che propone da quando è alla Banca centrale, ma il suo nome italiano ha penalizzato lui e tutti gli europei. Se avesse avuto un nome fiammingo o tedesco questo provvedimento sarebbe passato almeno un hanno fa con risultati più certi. L’idea che un italiano, seppure competente e fuori dai giochi sporchi, si assuma il compito di varare ed in più debba gestire per i prossimi anni un meccanismo così delicato ha portato ad una sequela di net che solo grazie la sua caparbietà e alla sua riconosciuta competenza è riuscito a superare, speriamo non fuori tempo massimo.
    Possiamo solo dire: chi vuole il suo male pianga se stesso e ciò vale anche per gli italiani onesti perché nelle urne certi misfatti si sarebbero potuti limitare e invece per svariati decenni ci siamo fatti ingannare, spesso consapevolmente, per inerzia, per distrazione, per questioni ideologiche o, per i non onesti, per convenienza.

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