diario di un'italiana in ghana

Quando la diversità non piace

Nelle relazioni umane non c’è nulla di più bello e arricchente della diversità. Accettare di essere diverso. Piacersi per essere diverso, mettere in mostra questa diversità per farla conoscere, apprezzare, amare.

Essere bianchi è bello. Essere neri è bello. Essere dotati di senso artistico o di capacità manuali, essere gioviali e chiacchieroni o silenziosi e meditabondi. Tutto è bello. Ecco perché imitare, voler imitare, cambiare, voler sembrare altro è così innaturale.

Certo, ognuno può scegliere che gli piace essere biondo anziché bruno o insistere nel suonare il pianoforte quando farebbe meglio a costuire barche a vela… Ma quali sono le motivazioni che ci spingono a voler essere diversi o addirittura qualcos’altro rispetto a chi siamo realmente?

Voler cambiare il colore della pelle, ad esempio… E non parlo di stare al sole ad abbronzarsi. Parlo di voler cambiare il nero con il bianco.

Tempo fa scrissi un articolo sull’abitudine di moltissime donne in Africa a far uso di schiarenti (pericolosi per la pelle) per modificare in modo così radicale e sostanziale il proprio aspetto. E ne davo una ragione di natura sociale e di condizionamento esterno. Ragione che non è piaciuta a qualcuno. Soprattutto mi viene contestata questa parte: Pubblicità, role model, pressione sociale: sono i motivi che stanno alla base di questo fenomeno crescente. Ma sociologi, commentatori, giornalisti e accademici sono concordi che tutto nasce da una sorta di odio (indotto), dalla disistima verso se stessi – come popolo nero –, dalla mancata presa di coscienza di una identità razziale nera. Il problema è quindi legato alla decostruzione e successivamente al riconoscimento della Black Consciousness. Se un giorno il mercato di questi prodotti dovesse crollare sarà solo un buon segno.

Non è vero – dice sicuro l’autore di un articolo dal titolo “La globalizzazione facilita l’innata tendenza degli esseri umani alla originaria unità dell’Homo Sapiens”. Scrive Giovanni Papperini: “non è vero che lo fanno per un senso di inferiorità nei confronti delle ‘bianche’, ma per via della naturale tendenza umana a riconquistare la perduta unità della specie“.

Vorrei tanto sapere se quel “non è vero” ha basi scientifiche e – soprattutto – se l’autore è mai stato in Africa o ha mai intervistato, semplicemente parlato o anche vissuto tra donne che usano le creme schiarenti. Se lo avesse fatto – e soprattutto avessero avuto un po’ di confdenza con lui – allora gli avrebbero detto quello che dicono a me. La maggior parte di quelle donne di homo sapiens e ritorno alle origini non sanno molto e comunque le loro motivazioni non sono quelle. Seppure è vero che le origini, ai tempi dell’homo sapiens, fossero dell’unità e non – anche allora – della diversità, cosa che non dico io ma persone ben più eminenti.

Avrei voluto rispondere all’articolo ma i messaggi sono chiusi. Ci sono però tanti tasti dei social per far condividere un pensiero – e una critica – irrealistiche e comunque non corrispondenti alla mia esperienza reale e ai miei scambi di idee quaggiù, nel continente nero. Che per fortuna rimane tale.

me and yaw

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