Diciotto anni di vita con il Gohonzon

Ho compiuto 18 anni. Diciotto anni di Gohonzon, 18 anni di Nam Myoho Renge Kyo. Il prima e il dopo. Il dopo – da quel 13 luglio 1997 – quando ho abbracciato la vita nelle mie mani e le ho detto sì.

Non sono stati anni facili, per niente, ma sono stati anni meravigliosi. Se penso a tutte le cose che ho fatto: le esperienze, le cadute, il diventare grandi. Crederci per poi cambiare, sperare per poi abbandonare i sogni, progettare per poi smantellare, ridere per poi piangere, andare a gonfie vele per poi ritrovarsi in una secca. Tutto questo senza mai fermarsi, senza mai mollare. Con una forza e determinazione che – con il tempo – scopri è proprio il risultato di una pratica diligente e costante.

La pratica buddista. Il buddismo del Sutra del Loto. Il Daimoku della Legge mistica. Quell’invocazione alla vita che una volta pronunciata rimane lì per sempre: nel cuore, nella mente, nella tua vita, appunto. Emerge dalla tua vita, così come tutto emerge mentre sei lì a cercare risposte e soluzioni.

Emerge il bene ed emerge il male, emerge il pianto ed emerge il riso. La sofferenza emerge, il karma emerge, chi realmente tu sei emerge. E tu sei lì, forte di daimoku, ad accettare e accogliere la marea. Perché – questo lo sai, lo hai sperimentato tante volte – questa marea non travolge, questa marea ti prende, ti circonda, ti culla fino a farti entrare dentro, dentro al tuo karma. E così viverlo, accettarlo, plasmarlo, modificarlo. Per diventare grande, un budda delle diecimila direzioni cresciuto . Un budda cresciuto che aspetterà altri 18 anni e altri 18 e altri 18, per eoni ed eoni. Perché il budda non nasce e non muore, perché la Legge Mistica è immutabile in questo giro di giostra che è la nostra vita (attuale) nell’Universo.

Nulla accade per caso. Non è un caso che dopo tanti anni il Mio Gohonzon sia ora con me. Appeso a un muro con un chiodo, per ora. Rappresenta proprio la mia vita: nomade, alla ricerca, alla ricerca sempre di qualcosa, senza radici. Però è qui con me, come sono io, nel modo in cui io sono. Darò una casa anche a lui, presto e non mi importa se non sarà mai la casa definitiva.

Amo il mio karma, amo il mio peregrinare interiore, amo la mia distrazione e il mio superficiale atteggiamento con la concretezza e, qualche volta, con la realtà. L’unica cosa reale esiste in me, non fuori di me. E io sono qui e il Gohonzon è qui dove io sono.

Ora sono grande però, sono maggiorenne, per questo dovunque sarò, sarò grande, matura, cresciuta. E pronta per trasformare, finalmente e con coscienza, quegli aspetti del mio karma che hanno fatto male. Pronta a onorare la mia vita.

Sono qui in Africa, il continente del XXI secolo, come ricorda spesso il mio maestro, Daisaku Ikeda. Qui l’umanità è sorta, qui l’umanità gioca il suo futuro. È così – siamo o non siamo in grado di comprenderlo. È qui, ora, la mia strada per kosen rufu. E io sono pronta.

lotus

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2 thoughts on “Diciotto anni di vita con il Gohonzon

  1. Antonella…una leonessa tra i leoni d’Africa (se ancora ne restano :-), si sente forte il ruggito del re della foresta, nelle tue parole, il Nam Myoho Renge kyo vissuto nella carne, oltre che nel cuore, quel suono energico, affascinante e indomito che fa fare ad ognuno di noi, missionari di Kosen Rufu, la propria personale rivoluzione umana. Grazie!

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