Live Aid, 30 anni di speculazione sull’Africa

L’Africa è proprio il posto giusto per riascoltare, di tanto in tanto, il Live Aid. Happening maestoso, imponente evento musicale, però… niente di più stucchevole, ipocrita, deviante. Non discuto – perché dovrei farlo? – la sincerità delle intenzioni di Bob Geldof o Bono, né gli insert strappalacrime (tra una performance e l’altra) di personaggi noti che si avvicendano sui vari palchi collegati in mondovisione. Discuto l’assoluta incongruità della filosofia che sta dietro all’evento. E discuto il danno che questo evento ha aggiunto nel formare o incentivare una mentalità – e dunque una politica – che continuano a danneggiare l’Africa. Oggi come in passato.

L’appello agli 8 grandi della terra a muoversi per “salvare” l’Etiopia in quel caso, ma l’Africa intera nelle intenzioni, i volti emaciati, ricolmi di mosche, mammelle flosce e vuote con bambini disperatamente attaccati al capezzoli, campi profughi sporchi, affollati… disperazione, morte. Bisogno, ovvio. “Feed the world”, un bello slogan, tra tanti. Dare con una mano, prendere con l’altra. Un esercizio troppo noto da queste parti. Che esagerazione, Feed the world. A mangiare sono stati molti, non tutti quelli che avevano fame davvero.

Foto tratta dal web

Foto tratta dal web

Sono passati trent’anni. La filosofia del Live Aid quanto gioco ha fatto nelle politiche successive destinate al “Terzo Mondo”, quanti soldi – perché non lo diciamo? – ha portato nelle tasche dei potenti di questa parte del mondo: i leader africani. Non tutti – dài, non devo generalizzare – ma quanti si sono arricchiti, e continuano a farlo, grazie ai soldi dell’Occidente che sono affluiti quaggiù.

Il discorso è delicato lo ammetto. E non si può dire che alcune condizioni non siano cambiate in questi anni (il live Aid risale al 1985). Scolarizzazione, malattie, mortalità infantile sono tutti ambiti che registrano dati in positivo. Eppure, milioni di persone continuano a vivere nelle capanne o in bidonville, l’ignoranza regna sovrana in moltissime comunità, la gente non ha servizi igienici e vive come bestie.

No, non che non ci sia denaro in Africa – è un continente ricco, lo sapevate? – ma i ricchi di qui guardano i poveri dall’alto in basso e il mondo politico li usa per propaganda, piangere miseria e intensificare contatti con quell’altra parte del mondo pronto a farsi impietosire. Un amico mi diceva che solo ad Accra sono registrare 400 ONG. Ma cavoli, dov’è il risultato? Con 400 ONG funzionanti davvero, il mondo – non solo il Ghana – dovrebbe avere tutto un altro aspetto!

Sei qui, guardi il Live Aid  e ti viene da pensare che è tutto un grande bluff. Dopo la colonizzazione occorreva pure un modo per restare a fare i propri comodi in questo continente. Cosa meglio di un paternalistico accompagnamento verso il futuro. La formula fa comodo all’Occidente, fa comodo ai leader africani, “fa comodo” (ma questo tra virgolette) ai volontari, quelli con spirito sincero e anche a quelli che il volontariato lo usano come scusa per girare il mondo garantendosi apprezzamenti e vari “ma che bravo!” da amici e conoscenti.

Più vivo qui e più sono convinta di questo: l’Africa agli africani. E non nell’ottica del panafricanismo, della retorica o della letteratura romantica. Nell’ottica della giustizia e della crescita effettiva. È giusto che finalmente il continente africano venga considerato come tutti gli altri. In grado di fare da sé e, soprattutto, con il dovere, l’obbligo di fare da sé.

L’appello ai grandi della terra del Live Aid spoglia di responsabilità i leader africani, ma spoglia di responsabilità ogni singolo individuo di questo mondo. Tutti noi, lo so non ce ne rendiamo conto, abbiamo voluto e formato quest’Africa. Certo: le politiche di sviluppo, il Fondo monetario internazionale, il debito accumulato nei decenni. Ma è troppo comodo trasferire le responsabilità su singoli Capi di Stato destinati, si sa, ad essere rimpiazzati. L’Africa ha bisogno, l’Africa è un luogo disperato, l’Africa soffre. E voi, voi grandi della terra potete cambiare tutto questo. Accidenti, quanti luoghi comuni. E quanta distorsione della realtà.

La verità è che l’Africa è la manna dal cielo per molti. Compresi quelli che piangono, quelli che danno una mano, quelli che alzano bandiere e striscioni. L’Africa è una grande bolla speculativa. E a molti piace che resti così. Altrimenti quale altro sogno rimarrebbe da inseguire per sentirci nuovi, diversi, utili?

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