Il silenzio dei leader africani

Un giorno vorrei vederla, stampata sui giornali o trasmessa in tv. La dichiarazione di un leader di un Paese africano o, meglio ancora, quella del presidente dell’AU, l’Unione Africana.

Una dichiarazione che esprima cordoglio per le vittime del Mediterraneo; che esprima disgusto e rabbia per il trattamento degli immigrati nei vari Centri di smistamento (accoglienza?) e similari; che esprima rimorso perché i suoi cittadini (e concittadini) sono costretti a scappare dai Paesi che loro dirigono per i motivi che loro sanno; che esprima la consapevolezza del fallimento delle proprie politiche interne, delle politiche comunitarie, delle politiche delle istituzioni internazionali (FMI? Banca Mondiale? Altre?…); che esprima la volontà di agire sulle ragioni per cui i suoi cittadini scappano e di collaborare con la comunità internazionale affinché tali migrazioni – se proprio – siano gestite al meglio da una parte e dall’altra.

Vorrei sentirla una voce fuori dal coro del silenzio. Una voce critica, finalmente, non solo nei confronti del colonialismo, dell’imperialismo, del capitalismo e bla bla bla. Una voce critica che – contrariamente a tutte le altre – la smetta di incolpare l’Occidente per ogni danno e problema dell’Africa.  Una voce africana. Di un leader africano.

Oh certo, ce ne sono di intellettuali africani che conoscono bene la storia dei loro rispettivi Paesi, tanto bene da attribuire qualche responsabilità anche ai propri governanti. Corruzione, menefreghismo, individualismo. E collaborazionismo . Con quelle stesse istituzioni e Governi occidentali che trattano i migranti come un problema. Senza considerare problema, invece, quello da cui stanno scappando. Vogliamo parlare dell’Eritrea, per esempio? (Non mi dilungo sui particolari, chi legge può informarsi da solo oppure è già informato).

Vorrei sentirla una voce. Ma da qui, da un punto qualunque dell’Africa, quella voce non si sente. (E scommetto che non si sente neanche in Europa).

Arriva solo la conta dei morti, una qualche campagna di raccolta firme, le stupidissime beghe politiche (politiche?) sugli immigrati, le discussioni dei leader europei. Ma quelli africani, quelli da cui si scappa via, dove sono?

Sono qui, a incolpare l’Occidente. Il colonialismo, l’imperialismo, il capitalismo e bla bla bla. E a prosperare. Ovviamente grazie alle istituzioni internazionali pronte a pompare aiuti e denaro. E così, gli immigrati continuano a rimanere un problema solo europeo.

Ma da qui, non si sente neanche la voce dell’Europa né di nessun rappresentante ONU dire: ora basta leader africani, fate la vostra parte senza il nostro aiuto. Ora la smettiamo di coprirvi le spalle e vediamo cosa sapete fare.

Quella voce, temo, non arriverà. C’è altro da fare… A New York, per esempio, si stanno discutendo – ancora – in sede ONU gli Obiettivi (prossimi) del Millennio.

[Perché scrivo queste cose? Perché voglio guardare in faccia la realtà. A edulcorarla – per interessi vari e diversi – ci si impegna già troppo tempo]

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