diario di un'italiana in ghana

Piove, e non è una benedizione

Piove. Right now. Ed è una pioggia maledetta. Piove sul laptop con il quale scrivo. E piove sullo smartphone con il quale resto in contatto con il resto del mondo. E piove anche sul Butsudan…

Sono fortunata, ho un pc, uno smartphone, un Butsudan. Qualcosa da proteggere e avere cura. Molto, molto, ma molto di più di quanto ha la gente che mi sta intorno.

Sta nascosta ora questa gente. Cerca protezione in qualche angolo, come un animale che cerca scampo.

Sono fortunata, ho rifatto questo tetto almeno tre volte. Piove. Nessuno sa fare meglio. O vuole fare meglio. Una bianca vuol dire soldi, mica altro. Mica diritti. Come un nero che sbarca sulle nostre coste significa povertà. miseria, fastidio. Mica altro.

Il presidente di questo Paese sta bevendo champagne a Parigi in questo momento. Poi, quando tornerà, sputerà sentenze e cazzate riguardo all’Occidente che sfrutta l’Africa e prometterà di non volere soldi dall’FMI e chi per esso. Intanto i prestiti continuano ad arrivare. Per farne cosa? E chi lo sa.

Intanto piove, still and so heavily. La gente dei villaggi cerca un rifugio, come gli animali. La gente delle città, compresa la capitale, affonda nella melma che sale dalle fogne a cielo aperto.

Io, dopotutto, sono fortunata. Io posso piangere, disperarmi e dire: ma chi me lo fa fare. E magari scappare via. Gli altri no. Per chi mi sta intorno non c’è soluzione, non c’è scampo, non c’è alternativa.

E piove…

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