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Bambini che non sono bambini

Bambini che non sono bambini. Vorrebbero, ma non possono. O non sanno. Non sanno che la stagione dell’infanzia altrove è molto più lunga che qui. Non sanno che il lavoro minorile è un abuso. Non sanno che le mamme hanno il diritto al congedo per accudirli i primi mesi di vita. Non sanno che le leggi di tutela per l’infanzia sono nate proprio per loro e per quelli nelle loro condizioni.

Ma, come leggevo in una vignetta assai calzante qualche giorno fa, I diritti umani sono una cosa da ricchi.

diritti umani

Qui i bambini – ovviamente parlo di quelli dei villaggi – sono obbligati a crescere in gran fretta. A cadere e rialzarsi da soli, qualche volta a trovare da mangiare da soli, a rispondere alle esigenze di famiglie spesso confuse – madri o padri che non sono quelli biologici, fratelli che potrebbero essere figli, parenti di generazioni lontane e sconosciute che però vanno rispettati e, qualche volta, serviti.

In alcune aree del Ghana esiste ancora la servitù dei bambini. Vengono mandati da parenti più agiati con l’accordo di crescerli e farli studiare in cambio di qualche lavoro a casa… sanno bene che la maggior parte finirà schiavo/a. Soggetto a maltrattamenti fisici e psicologici. E, naturalmente, poco cibo e molto lavoro. Altri vengono venduti ai proprietari di piantagioni di cacao e altri ancora a pescatori in possesso di barche e reti. Schiavi. Fino a tempo illimitato. A volte per sempre. A volte finché non riescono a scappare. Che poi non ha senso tornare “a casa”. Chi ha voglia di accoglierti, di prendersi cura di te. Dovevi restar lì a ripagare il debito… Sì, perché questi piccoli, grandi schiavi sono stati venduti.

I bambini in queste foto hanno ancora qualche chance. Certo la piccola deve stare per la maggior parte della giornata nella confusione del mercato. Ma la mamma l’ha messa in una culla di fortuna, all’ombra, ed è lì che la tiene d’occhio mentre pulisce e vende verdure. È un tipico esempio di cure materne da queste parti.

Foto di ©Antonella Sinopoli. Mercato Mampong - Ashanti Region

Foto di ©Antonella Sinopoli. Mercato a Mampong – Ashanti Region

I bambini che invece dalla barca ostentano sguardi adulti e ammiccanti – qualcuno arrogante – ne sanno già molto di più della vita. Sanno di genitori che bevono tutto il giorno, di mamme che si vendono per pochi Cedi, di disprezzo e parole cattive. Hanno gli occhi adulti e furbi questi bambini che non sono bambini. Non conoscono la vita, ma sanno come usare la propria per ricavarne il massimo profitto. Non conoscono il mondo ma sanno riconoscere le piccole opportunità. Non sanno come si cresce altrove da bambini.

bambini sulla spiaggia a keta

Foto di ©Antonella Sinopoli. Bambini di Aflasco, villaggio nei sobborghi di Keta, Volta Region

Bisogna conoscerli per sapere. Bisogna conoscerli e vederli ogni giorno per provare a capire. Per smetterla di vederli e descriverli con quel luogo comune assai fastidioso che si sintetizza così: non hanno niente, ma sorridono sempre…

Bisogna star qui per un po’ – non per una breve vacanza o per un progetto di volontariato di un mese – per capire se quel sorriso è vero. Per sapere quanto piangono, quante bestemmie conoscono, quanto astio e sentimenti da adulti coesistono in un animo da bambino.

Ed è davvero paradossale che quando questi “bambini” incontrano un coetaneo, nato e cresciuto in Occidente, sanno molto, molto meno di loro ma – alla resa dei conti – sanno molto, molto di più. Di ciò che per sapere e conoscere avrebbero però dovuto aspettare. Almeno l’età adulta.

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