Una vita senza radici

Frequento – vivo in – questo Paese da sei anni. Ed è davvero difficile spiegare quanto e in che modo quest’Africa può cambiarti. In peggio, in meglio. Cosa diavolo importa. Non c’è un meglio o un peggio. C’è solo la vita che evolve.

Sono strani giorni, questi. In cui non si ha voglia di far molto, in cui una molle apatia prende il sopravvento su tutto. In cui si tende a guardare al passato come la misura di tutte le cose. In cui bisogna fare i conti. Che sciocchezze. È tutti i giorni che qui faccio i conti con la vita, la mia vita. Ti guardi intorno, ti vedi sola, ti interroghi. Quando hai fatto scelte “pesanti” devi interrogarti. E sentirne il peso, delle scelte intendo.

Non so dire quante vite ho vissuto. Sempre intensamente. Ma questo vuol dire anche abbandonare, ricominciare, distruggere e ricostruire. Ogni volta. Stanca molto, vivere così.

Stanca perché, alla fin fine, non lascia appigli, chiude le strade invece che aprirle. (Certo ne apre altre, ok…). E – cosa più importante – durante il percorso non farai nuovi amici. Veri intendo. Semplicemente lascerai andare quelli che avevi.

Ti muovi, su e giù; vivi un po’ qua e un po’ là. Una vita ricca, mille esperienze, un po’ di invidia da parte di chi la guarda da fuori. Ma tu sei tu, tu sai che ovunque, dovunque, è la tua vita che ti porti dietro. Le tue lacrime, le tue storie, i tuoi disagi, le tue malinconie. La nostalgia… che si concilia sempre male con la voglia di nuove esperienze.

Come può qualcuno incontrato durante il  percorso conoscerti, capirti? Come può qualcuno che non ti ha visto crescere, maturare, che non ha mai davvero parlato con te, abbracciarti con la stessa passione, lo stesso amore di chi ti conosce?

Una vita da nomade, senza radici, alla fine è una vita solitaria. Troppo solitaria. Estremamente solitaria. Nessuno l’ha scelto per me, nessuno l’ha imposto, nessuno mi ha costretto. Io l’ho fatto. O meglio, il mio karma vuole questo.

Una vita senza radici è entusiasmante, certo. Ma una vita senza radici fa anche paura. Ti dà libertà (forse) ma spesso ti toglie più di quanto tu abbia (ormai) forza di dare. Resti solo, straniato, estraneo. A te e agli altri.

Si cresce, si diventa un po’ più grandi, più saggi… Adesso, almeno, so che le radici non sono la mia sostanza. Al contrario, sembra che la mia sostanza sia aria. E anche se è davvero difficile vivere in movimento, senza certezze, devo imparare (sto ancora imparando) a gioire di questo vagare.

Anche se è folle, anche se fa male, anche se vuol dire restare soli.

Foto di Antonella Sinopoli

Foto di Antonella Sinopoli

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