diario di un'italiana in ghana

“Che stiano a casa loro”. Il razzismo degli italiani in Africa

In Africa ci sono tantissimi italiani. Ghana compreso, ovviamente.

Molti lavorano per compagnie italiane o estere, altri hanno messo su imprese private, altri ancora vivono al seguito di qualche marito o moglie di colore o si godono la pensione in Paesi dove il costo della vita è molto più basso che in Italia.

Africa come opportunità. Appunto.

Ma sapete una cosa? Molte delle persone che ho conosciuto o con cui ho avuto contatti anche sporadici, che vivono in Africa, manifestano – neanche tanto silenziosamente – un razzismo “convinto”. (Ovvio che non sto parlando di ogni italiano che vive in Africa!)

A parte l’atteggiamento paternalistico della maggior parte di noi (e qui mi aggiungo anch’io) che viene un po’ dal nostro DNA formato nei secoli di dominazione della razza e un po’ dalla differenza di esperienze e culture che ovviamente ci rende diversi (ma NON sulla base del colore della pelle); a parte questo, c’è un atteggiamento che trovo vergognoso in alcuni italiani che vivono in Africa: quello di: “statevene a casa vostra“.

Molte persone – fidatevi, le conosco – sono ben felici di usare il loro privilegio di uomini e donne con passaporto europeo, i loro conti in banca o, comunque, il loro diritto a viaggiare, rifarsi una vita, sperimentare qualcosa di nuovo. Ma questo stesso diritto non lo riconoscono agli altri, agli africani.

Certo, noi possiamo trasferirci in massa, loro no. Loro devono restare a casa propria.

Sono quelli che avallano le politiche restrittive sull’immigrzione, quelli che “se muoiono nel Mediterraneo se la sono cercata“, quelli del “perché dobbiamo mantenerli a casa NOSTRA?“.

E casa LORO? E no, quella – l’Africa – è casa di tutti. E ci mancherebbe altro?

Da qui – dall’Africa – mandiamo le foto dei bambini neri, bellissimi e poverissimi, e di tutti quelli che “non hanno niente ma sono felici e sorridono sempre“.

Cari amici che la pensate così, si vede che non li avete mai sentiti parlare davvero. Non avete mai avuto il privilegio di sapere cosa pensano di voi. Anche se,  a volte, è tutto il male possibile.

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