Giornalismi, tradizioni e modi di raccontare

Per un po’ Ghanaway diventerà TOGOWAY e BENINWAY. Due Paesi francofoni estremamente affascinanti. Attraversare tre Paesi africani – Ghana/Togo, Togo/Benin – uno dopo l’altro, dà la misura di quanto questo continente sia meravigliosamente multiforme e difficile da inscatolare in definizioni, luoghi comuni, sensazionalismi o limitazioni.

Unità e differenze. Somiglianze e singolarità. Adoro tutto questo e cibarmene fino a scoppiare non mi basta… E raccontare, scrivere, rimane sempre il miglior modo che conosco, o la migliore strada – way – per condividere emozioni, gioie, esperienze.

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Sono stata fortunata a riuscire a programmare il mio secondo viaggio in Togo in occasione della “Prise de la pierre sacrée”, una cerimonia che si tiene ogni anno – da 354 anni – in cui tradizione, misticismo e ragioni politiche si intrecciano e influenzano a vicenda.  Senza dubbio uno degli eventi più importanti dell’intera Africa Occidentale.

Epe Ekpé è la cerimonia dei Guins arrivati dal Ghana nel 17simo secolo per installarsi nei pressi di Aneho. Ogni anno la festa – che si svolge generalmente a settembre e sempre a Glidji non lontano dal lago – culmina con la raccolta, o presa, della pietra sacra (Kpessosso) dalle rive del lago.  Se la pietra è nera si aspettano brutti tempi – per scongiurare i quali ci si rivolge ad ulteriori cerimonie e preghiere, ma se è bianca allora sarà un anno prospero e fortunato. Dopotutto, si tratta di un simbolo di pace e riconciliazione.

Quest’anno la pietra uscita dal mistero delle acque è bianca, e così la festa ha assunto i toni della gioia e della speranza. Nonostante le ipotesi dell’interferenza del Governo per evitare scontri annunciati. Quando sono arrivata era in atto un lancio di pietre tra rivali, appunto, e la polizia è rimasta per tutto il tempo in tenuta antisommossa. Ma giudicare questi eventi e quello che c’è dietro non è facile, resta la bellezza e il senso di una cerimonia di grande impatto emotivo. Conto di montare un breve documentario sull’evento a cui ho assistito.

È stato intanto un grande onore far parte del gruppo della presse. Se penso a quanto noiose e spesso inutili sono state le conferenze stampa per le quali mi veniva richiesto e consegnato un badge riservato alla stampa…

E che dire dei colleghi per un giorno con cui ho condiviso queste ore? Niente spintoni, niente domande di circostanza, niente competizione. E… niente scarpe. Qui la tradizione e il rispetto della propria cultura contano più di ogni cosa. Perché l’apparenza non fa la sostanza. Soprattutto nel mestiere di giornalista.

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[Tutte le foto sono di ©Antonella Sinopoli]

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