L’agricoltura africana per nutrire il pianeta

Cosa mangeremo quando saremo 10 miliardi? (Sono le stime per il 2050). Probabilmente tanti OGM. O magari ci saremo estinti visti i danni continui che facciamo al pianeta, ma questa è un’ipotesi molto improbabile – almeno non a così breve termine.

L’Africa come sempre potrà fornire la soluzione… Perché non di solo petrolio, diamanti, coltan e similari vive l’uomo 😉 Anzi, semmai ci muore.

Le risorse dell’Africa continuano a dare la soluzione e a venire incontro all’esigenza degli altri continenti.

Lo faceva ieri, (con manodopera nera) quando occorreva lavorare nei campi e piantagioni delle Americhe, e lo fa oggi che occorre sfruttare al massimo la terra africana per produrre cibo per il futuro.

Gli agricoltori africani possono sfamare il mondo, basta fare due conti, avere un po’ di buon senso e le risposte sono lì a portata di mano (consiglio la lettura dell’articolo linkato). Occorre però anche mettere in condizioni l’agricoltura africana di fiorire: aprire a fondi pubblici, eliminare barriere doganali, corruzione, burocrazia.

Se tutti questi problemi fossero risolti, ne resterebbe però un altro. Sarebbe cibo bio, inalterato e sano? La domanda non deve stupire visto che anche in Africa – anzi ora soprattutto in Africa – le sperimentazioni chimiche – spesso travestite da beneficenza e aiuti allo sviluppo – non si contano.

E non si conta, nel piccolo, nemmeno l’incremento di fertilizzanti – o anche il mancato uso  – quando davvero occorrerebbe e altre sfide a cui prima si faceva cenno.

Due sono i cambiamenti che vedo sotto i miei occhi da quando vivo in un Paese africano.

Uno è la riduzione della terra delle coltivazioni familiari a vantaggio di grandi imprese, peggio multinazionali.

L’altro è la fretta con cui gli agricoltori raccolgono i loro prodotti – spesso indotti nella maturazione o crescita, appunto. Con la conseguenza che quello che arriva nei mercati locali ricorda quei tristi prodotti d’importazione che troviamo nei supermercati europei in ogni stagione.

Certo, sono ancora casi sparsi – e comunque i prodotti non perdono certo il gusto come accade in quelli dei supermercati. Succede perché la gente ha bisogno di vendere al più presto per mangiare, ma… è sintomatico che questo stia accadendo. Brutto segno per il futuro del mangiare sano, anche in questo continente.

Intanto, vi lascio con (in) un campo di carote – no OGM – fotografo in un’area interna del Paese. A lavorarci l’intera famiglia e altri membri dello stesso villaggio. Sostenibile, utile e bio.

carote1

foto di Antonella Sinopoli

carote2

foto di Antonella Sinopoli

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