Razzismo di ritorno

È cominciato con un litigio, questa volta, il mio ingresso in Ghana. Anzi ero ancora nel velivolo, sulla pista dell’aeroporto Kotoka ad Accra. Con uno, alteratissimo – certo aveva bevuto abbastanza durante i pasti a bordo – che mi accusava di essere razzista. A me!

Beh, certo può essere considerato da razzisti chiedere all’hostess di cambiare posto perché i bambini disturbano troppo. Certo, perché per non essere considerata razzista mi devo prendere calci ovunque, rischiare lanci d’aranciata in faccia ad ogni momento e – ancora – subire urla a decibel esagerati che neanche le cuffie e il volume al massimo riescono a coprire.

Caro ghanese ignorante e arrogante che tanto non leggerai e se anche leggessi e capissi le parole non ne capiresti il senso, vorrei solo dirti che la buona educazione – tua e dei tuoi figli – non è né bianca né nera.

E devo anche dirti che sei un gran vigliacco – tu e quell’altro che ti spalleggiava. Non ti sei rivoltato come una iena mentre eravamo in volo, no.

L’hai fatto quando siamo arrivati e si stava per aprire il portellone. Avevi bevuto abbastanza? Ti sentivi inattaccabile sulla “tua” terra? Tanto che mi hai chiesto se ero una cittadina ghanese e, invece, di tornarmene in Italia… Hai riconosciuto l’accento italiano? Vivi e lavori nel mio Paese? Qualcuno nel mio Paese è – o è stato – razzista con te? Beh, in ogni caso l’Italia ti ha assicurato casa e lavoro, visto come vestivi e come vestivano i tuoi figli.

E un’altra cosa… ti sorprenderà ma, sì, il tuo Paese è anche il mio.

La differenza tra me e te è che io mi comporto allo stesso modo sia sulla tua che sulla mia terra.

PS Tua moglie stava zitta mentre tu minacciavi anche di schiaffeggiarmi (meno male che so che in Ghana amate le scene madri), forse perché all’inizio avevamo cominciato a socializzare, forse perché lei sopporta” i tuoi figli più di te – sicuramente per più tempo – e sa cosa vuol dire. E forse si sarà vergognata quando ho chiesto di essere scortata fino a fuori da uno della sicurezza, “perché quest’uomo è troppo aggressivo e pericoloso”.

PPS Questo è un semplice segnale, tra tanti e molti, di quanto gli animi siano caldi sulla questione razziale. Purtroppo.

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