Lei se n’è andata. Che rivincita

Lei se n’è andata. Non troppo lontano, una quindicina di minuti in tro tro. Comunque è andata.

Lo ha lasciato. Con alcuni dei loro figli. Risultato di secondi di godimento. Altri ne ha portati con sé. I risultati di qualche altro secondo di godimento con il primo. Messi insieme, i due, non fanno un uomo. E probabilmente nemmeno aggiungendo il prossimo  – che la inseminerà ancora per altri pochi secondi di godimento – farà un uomo intero aggiunto agli altri due.

Non è neanche tutta loro la colpa,  of course. La famiglia, la società, le tradizioni, l’ignoranza, la povertà… e bla, bla, bla.
Ma intanto lei se n’è andata. Cazzo, che rivincita. Non arriva a 30 anni ma sembrava ne avesse 50. Almeno 8 figli contati, qualcuno/a “venduta” a parenti più ricchi.
Tutto il giorno a lavorare come un mulo, portando pesi ai mercati e per i pescatori. Cercando di tirar su il minimo per far mangiare quel po’ i figli/coniglietto. Per lei era più importante bere. Giorno e notte. Beh, no, ogni tanto crollava. Di apetesi e stanchezza.

E urlava, soprattutto dopo aver bevuto. Quanto urlava. E bestemmie, soprattutto verso i figli. Obbligati a fare lavori, anche pesanti, a 4, 5, 6 anni. Certo, in una famiglia così non è che c’è da sguazzare. E botte, naturalmente. Ma questo è normale.

Beh, lei se n’è andata da quest’uomo a cui non era neanche sposata, ma che serviva. Lui, invece non serviva a granché. Se non a quello a cui ho già accennato. Lei si occupava di tutto. Anche ubriaca, anche arrabbiata. E se la “casetta” che ha lasciato è più decente di come io l’ho vista la prima volta, lo si deve solo a lei.

Ora lui deve fare quello che non ha mai fatto. Lavare, cucinare, in qualche modo prendersi cura dei figli/coniglietto.

Lo vedete nella foto, nascosto dalle foglie di palma con un paio dei bimbi.

Lei mi stava sulle scatole per le urla con cui mi svegliava il mattino all’alba, ma voglio tributarle rispetto. Sei stata grande. E spero che tu non torni sui tuoi passi. Mai.

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