Per i dittatori africani garanzia di impunità, il caso Gambia

Soldi e paura delle conseguenze, sono questi gli elementi che hanno risolto la crisi in Gambia, con un (ex)dittatore, Yahya Jammeh, che per oltre un mese ha tenuto un Paese in scacco – e sull’orlo di una guerra civile.

Se Jammeh – al potere dal 1994 – non voleva riconoscere la sconfitta alle elezioni, non era per motivi politici. Come si è detto Jammeh era tornato sui sui passi (il riconoscimento della sconfitta) anche grazie alle parole di Fatoumata Tambajang, che ha avuto un ruolo fondamentale nella vittoria del neo presidente Adama Barrow, da lui poi nominata vicepresidente. Tambajang aveva assicurato che Jammeh sarebbe stato perseguito per i crimini perpetrati durante i sui decenni di presidenza. Crimini contro l’umanità.

Commentatori europei e africani  hanno lodato gli sforzi fatti in queste settimane dai leader dell’ECOWAS, nel gestire abilmente una situazione che non portasse allo spargimento di sangue. Una transizione pacifica.

Un esempio per l’Africa, si detto, quando finalmente Jammeh è salito su quell’aereo per andare in esilio nella Guinea Equatoriale. Non per sempre ma per il tempo che lui stesso deciderà, così l’ex presidente ha voluto precisare nell’accordo.

Un accordo in cui si garantisce anche la sicurezza per Jammeh e per la sua famiglia. Quindi no incriminazioni.

Un’uscita di scena pulita, ma in realtà molto molto sporca Nelle settimane di negoziazioni Jammeh ha “raccolto” dalle casse dello Stato una cifra pari a 11 milioni di dollari. Vanno aggiunte le auto e i beni di lusso, anche quelli parte del bagaglio che Jammeh si è portato con sè. Il Paese è al disastro finanziario, si è affrettato a dichiarare Barrow, il nuovo presidente. Aspettiamoci ora l’intervento – e il prestito – del Fondo Monetario Internazionale.

La Guinea non ha firmato il Trattato di Roma, quindi non ha l’obbligo di estradizione al Tribunale Penale Internazionale. E Jammeh, pochi mesi prima delle elezioni aveva ritirato il suo Paese dall’adesione al Trattato.

La morale non mi sembra così edificante per il continente, contrariamente a quanto i commentatori affermano.

La morale è che i dittatori africani hanno trovato il modo di uscirsene con la fedina penale pulita, le tasche piene e la possibilità di fare ciò che vogliono in futuro. Jammeh ha creato un precedente.

La morale è che i crimini rimangono impuniti. Nessuno spargimento di sangue, certo, ed è bene che sia stato così. Ma se questo è un esempio, come dicono i commentatori, lo è di garanzia di impunità.

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