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Sono il presidente, vado a curarmi all’estero

Solo chi è stato in un ospedale in un Paese dell’Africa Sub-Sahariana può capire. Io ne ho visitati parecchi, per esigenze lavorative o perché ne avessi bisogno io stessa. E non è una bella esperienza. Di quelle che lasciano il segno, sicuro. Poi in uno di questi a me hanno salvato la vita e gliene sono grata. Ma pagavo e quando, prima di accedere a quest’ultimo, sono andata in un ospedale pubblico, mi hanno lasciato lì ad aspettare e aspettare e aspettare.

Non sono molti gli ospedali pubblici dove trovi pulizia, medici competenti, infermieri rispettosi del malato. Per il resto, meglio affidarsi alle strutture private – ovviamente il denaro fa la differenza ovunque. E anche in quel caso il diritto del malato spesso sembra il grande assente. Qui non sto parlando delle eccezioni, che pure ci sono, ma della regola.

red cross

Foto ripresa dal sito della Commissione Internazionale della Croce Rossa – https://www.icrc.org/eng

Sono cose che sanno bene i leader di questi stessi Paesi che danno prova della sfiducia verso il sistema sanitario della nazione che guidano recandosi all’estero quando hanno bisogno di cure. Ovviamente possono permetterselo. Ovviamente chiunque abbia problemi di salute va dove ha maggiori chance di trovare buona assistenza e buone cure. Ai normali cittadini, però, questo non è concesso. (E questo, ovviamente, non riguarda solo l’Africa)

Sono 4 i leader africani che negli ultimi mesi, anni, sono andati a curarsi all’estero. Il caso più discusso – almeno nel suo Paese – è quello del presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, che ha trascorso circa due mesi in Inghilterra lasciando il Paese nelle mani del suo vice. Si è parlato di intossicazione da un qualche alimento, poi di un’infezione ad un orecchio, ma la verità non si è mai saputa.

Un altro che è andato a curarsi da medici europei è Jose Eduardo Dos Santos, presidente dell’Angola, al potere dal 1979, che ha invece preferito la Spagna. Solo ora ha deciso di lasciare spazio ad altri ma continuerà a guidare il partito di maggioranza. E, presumibilmente, ad affidarsi ai medici spagnoli.

C’è poi Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, anch’egli noto per la sua presidenza/dittatura. A 93 anni è ancora lì ben saldo al potere, anche se non proprio saldo sulle gambe. Lui per curarsi preferisce Singapore. Solo quest’anno ci sarebbe andato due volte.

Infine – ma la lista non si chiuderebbe qui – il presidente del Benin, Patrice Talon, forse il più giovane presidente africano, 59 anni. Talon recentemente ha subito due operazioni a Parigi, alla prostata e all’apparato digerente.

Chissà se quando questi leader sono in un letto d’ospedale all’estero – ospedale sicuramente privato – pensano mai ai loro concittadini.

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