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Lo smacco del rimpatrio. Con 117 dollari per ricostruirsi una vita

E ora si parla di rimpatri. Anzi, sono già in corso. I leader dell’Unione Europea, riuniti ad Abidjan per il vertice con le controparti africane sono d’accordo su un piano d’azione che prevede il rimpatrio “volontario” di almeno 15.000 africani intrappolati nell’inferno della Libia.

Intanto qualcuno è già tornato a casa, 250 camerunensi, con 117 dollari in tasca “donati” dall’IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) per riorganizzarsi la vita nel proprio villaggio. Lo racconta AfricaNews) e questa notizia ci fa rabbrividire al pari di quella della pratica della vendita di neri come schiavi, ristabilita in Libia.

Questi “poveracci” non hanno diritto ad altro che alla violenza e alla carità. Così, in un certo senso, l’Europa dei Minniti ha vinto.

Prima ha fatto accordi con la Libia per frenare i flussi migratori verso il Mediterraneo e l’Italia. E, come sappiamo, li hanno fermati a modo loro… Poi hanno dato soldi ai leader dei Paesi africani con lo steso scopo, tenere i neri “a casa loro”. E lo hanno fatto utilizzando i soldi che erano nel fondo destinato da decenni a combattere la povertà in Africa (lo hanno deciso nel 2015 alla Valletta in un altro di quei summit non organizzati per le popolazioni ma contro di loro).

Ora – complici le bande fuori controllo che dettano legge in Libia – hanno deciso per i rimpatri di fatto forzati ma effettuati “per la salvezza” di questi poveri migranti.

Anche la Nigeria ha annunciato il ritorno di 242 suoi cittadini nelle ultime ore. Ovviamente al vertice Europa-Unione Africana. Come se il presidente Muhammadu Buhari si fosse svegliato solo ora e come se non sapesse i motivi per cui la sua gente è scappata.

Insomma, pare proprio Europa in questi giorni sia andata a negoziare la pelle dei migranti, con la compiacenza dei leader africani.

Sono vittime più volte questi “migranti illegali“. Quando devono lasciare il loro Paese che non offre prospettive di lavoro, quando devono pagare i trafficanti d’uomini, quando rischiano di lasciare la vita nel deserto o nel Mediterraneo, quando vengono brutalizzati in Libia (ma non solo – ci sono situazioni drammatiche in Israele o nel Sinai di cui non si parla granché ma che prima o poi esploderanno). Infine, quando vengono forzatamente rispediti a casa.

Cosa diranno quando saranno a casa? Cosa racconteranno? Quanto odio, violenza, rancore verso l’Occidente questi racconti ancora sprigioneranno?

Certo, ora bisogna strapparli dalle grinfie dei trafficanti d’uomini che l’Europa stessa ha contribuito ad alimentare, ma poi?

L’unica soluzione matura e responsabile nel vertice Europa-Africa di questi giorni viene (mia opinione) da una donna, la Cancelliera tedesca Angela Merkel che ha parlato della necessità di creare rotte legali dall’Africa all’Europa- Il solo modo – ha detto – per combattere trafficanti e schiavitù.

Ovvio che la soluzione piaccia poco, persino all’interno del suo stesso partito. Anzi i paletti alla proposta già sono e cioè che i migranti – dopo un periodo di training o scolarizzazione – facciano comunque ritorno a casa dopo qualche anno.

Che senso ha non avere mai il diritto di costruirsi una vita dove si vorrebbe?

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