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Liberia: Weah presidente, ma ha vinto l’ex moglie di Charles Taylor

Dopo anni il momento giusto per George Weah è arrivato. È lui il nuovo presidente della Liberia. Dai campi di calcio, da cui si era ritirato nel 2002 alla massima carica dello Stato.

Paese difficile ed evocativo, la Liberia. Evocativo della ricerca di libertà degli ex schiavi che,  a partire dal 1821, si stabilirono lì. Alcuni per loro volontà, molti spinti da quell’America che – abolita la schiavitù – di loro non sapeva più cosa farsene.

Una terra promessa che ben presto diventò una maledizione. Per gli autoctoni che si trovavano a fare i conti con queste “strane creature”, neri che avevano loro malgrado assimilato atteggiamenti e mentalità degli Stati schiavisti. Una maledizione perché sul Paese “libero di uomini liberi” cominciò molto presto ad agire la longa manus statunitense, anche sotto forma di concessioni di terre.

Una maledizione che si manifestò con due guerre civili che misero in scena i peggiori crimini e violazioni dei diritti umani. Si pensi al modo terribile in cui fu torturato e ucciso il presidente Samuel Doe – che a sua volta non aveva manifestato pietà per i suoi opppositori – ad opera del gruppo di ribelli guidati da Charles Taylor che così si guadagnò il potere. Si pensi ai bambini soldato. Si pensi agli stupri e a tutti gli abusi compiuti in decenni di instabilità, conflitti e colpi di Stato.

Quelle di quest’anno, in chiusura 2017, sono state le prime elezioni politiche – dopo oltre 70 anni – in cui il trasferimento del potere è avvenuto in maniera democratica. Ma cosa ha giocato a favore del celebre ex calciatore? Ci aveva già provato nel 2005 quando la tornata elettorale fu vinta da Ellen Johnson Sirleaf, prima donna eletta Capo di Stato nel continente africano.

Per alcuni King George, come lo chiamano, ha potuto contare sui voti della giovane generazione che rappresenta la maggioranza in una popolazione di oltre 4.6 milioni di abitanti. Giovani che vorranno presto delle risposte, soprattutto alla mancanza di lavoro, il tasso di disoccupazione supera, infatti, il 50%.

Ma secondo gli analisti dietro la vittoria di Weah c’è stato il fondamentale appoggio di quella che sarà la vice- presidente, Jewel Howard-Taylor, con cui ha condotto in tandem la campagna elettorale. È lei l’asso nella manica e con ogni probabilità avrà molta voce in capitolo – soprattutto tra le quinte – nelle scelte del Governo che si andrà a formare.

Jewel Howard-Taylor, ha cominciato la carriera politica – nel 1997 – accanto al ben noto signore della guerra Charles Taylor da cui ha divorziato nel 2006 ma di cui ha conservato il cognome. Accusato di crimini contro l’umanità – non solo in casa sua, ma anche in Sierra Leone dove fu parte attiva nel conflitto – oggi Taylor sconta una pena a 50 anni di prigione in Inghilterra. Pare che dal carcere di Durham, Taylor abbia fatto una telefonata strategica e chiarificatrice su come portare avanti la campagna elettorale e vincerla.

Del resto, un dato può far riflettere: nell’importante Bong County nel 2005 Weah prese solo il 10.7% dei voti, quest’anno la percentuale dei voti è salita a 40.6%. Senza contare l’inaspettato accordo fatto dal suo partito, Congress for Democratic Change con quello fondato nel ’97 da Howard-Taylor, National Patriotic Party. La condizione dell’appoggio era stata, appunto, la carica di vice-presidente per l’ex moglie di Taylor.

La donna ha un grande peso e seguito nel Paese, tanto che avrebbe potuto candidarsi da sola. La scelta del tandem ha un suo valore strategico e d’immagine. Vedremo cosa da questa alleanza verrà fuori per il futuro del Paese e per i suoi giovani.

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