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Uganda, per Museveni presidenza a vita col benestare degli USA

E così il presidente ugandese Yoweri Museveni ha fatto il bis. Qualche giorno fa il Parlamento ha passato una legge che elimina il limite d’età per i candidati alla presidenza. Nel 2005 aveva sollecitato una modifica costituzionale, cancellando di fatto il limite di due mandati presidenziali.

E così, riforme, nuove leggi, ma anche intimidazioni dei parlamentari contrari e sostegno di parte della comunità internazionale, consentiranno a Museveni di continuare a “regnare” sul suo Paese, di fatto una presidenza a vita. Al potere dal 1986 potrà ripresentarsi alle prossime elezioni, nel 2021, quando avrà 77 anni.

Non che non ci stata un’opposizione interna che ha cercato di fermare questo abuso. C’è chi, come la deputata, Betty Nambooze, è finita in ospedale dopo essere stata aggredita dagli uomini delle Forze di sicurezza insieme ad altri parlamentari. E un ruolo importante lo ha giocato la generosità di Museveni che – secondo fonti bene informate – avrebbe garantito 8.000 dollari a testa a coloro che hanno votato a favore (la votazione si è risolta con 315 voti a favore, 62 contari).

Ma perché Museveni può agire indisturbato senza che la comunità internazionale si faccia sentire, come invece avviene in altre circostanze?

Per dare una risposta bisogna conoscere e andare a fondo dei rapporti esistenti tra la presidenza ugandese (non l’Uganda ma la sua presidenza…) e gli Stati Uniti. Un rapporto stretto che si è andato a costituire precedentemente all’11 settembre e poi a consolidare, e delle successive politiche statunitensi contro il terrorismo.

Un saggio della studiosa e scrittrice statunitese, Helen C. Epstein, fa luce sui legami tra i due Governi. Un legame che per l’Uganda ha significato qualcosa come 20 miliardi di dollari di aiuto allo sviluppo, la cancellazione di 4 miliardi di dollari di debiti, ma anche sostengo logistico e formazione militare. Una formazione che agli USA è poi tornata comoda per le truppe invite in Somalia, per esempio, e in generale per il loro utilizzo per il controllo della Regione dei Grandi Laghi e l’estensione verso il Sudan.

Anche la Gran Bretagna e la Francia hanno interesse ad avere un alleato – e un esercito – potente in quell’area. Ecco perché stato di diritto e diritti umani restano relegati alla coscienza di pochi parlamentari e attivisti che, per il momento, lottano contro i mulini a vento.

Poco tempo fa Museveni aveva rilasciato dichiarazioni in cui affermava quanto gli piacesse Donald Trump e i motivi. Interessante sottolineare che a chi gli faceva notare l’ntenzione del presidente USA di tagliare gli aiuti ai Paesi africani, Museveni rispondeva che i leader africani dovrebbero fare affidamento sulle loro risorse naturali anziché sugli aiuti esteri. E il denaro arrivato dagli USA in Uganda?

 

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