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Prima me lo prendo poi le lo presto, il caso del tesoro di Maqdala

Ci sono cose così paradossali da essere vere o se volete così vere da essere paradossali. Come il fatto di impossessarsi di qualcosa di altri e poi darlo in prestito ai legittimi ptroprietari, ovviamente per un certo periodo.

È quello che sta accadendo con una serie di oggetti preziosi della cultura e tradizione etiope che furono sottratti dall’Inghilterra 150 anni fa e che oggi sono esposti al Victoria and Albert Museum. Tra questi tesori vari artefatti in oro, una corona regale e un abito nuziale.

L’Etiopia ne aveva chiesto la restituzione – come ricorda il Guardian – più di dieci anni fa e solo oggi il direttore del museo è addivenuto ad un compromesso: dare indietro i preziosi oggetti nella forma di una prestito a lungo termine.

I beni custoditi a Londra sono il risultato del saccheggio seguito alla caduta di Maqdala, nel Nord-Ovest dell’Etiopia, nel 1868. Una battaglia e un saccheggio ampiamente documentati nella storiografia dell’epoca, così come fu narrato il suicidio dell’allora imperatore Tewodros che si uccise per non cadere nelle mani del nemico.

La razzia riguardò non solo calici d’oro, altari saccheggiati dalle chiese, abiti raffinati e copricapi reali ma anche i tabot, repliche delle tavole della legge usate nelle pratiche religiose della Chiesa ortodossa etiope e circa 600 manoscritti che furono incorporati in varie collezioni: la British Libray a Londra, la Bodleian Library ad Oxford, la Cambridge University Library, la John Rylands Library a Manchester e diverse altre piccole collezioni.

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Foto tratta dal sito linkethiopia.org

Si dice che ad Addis Abeba siano soddisfatti di questa mediazione… Si dice. Intanto, come ricorda Afromet (Association for the return of the Maqdala Ethiopian treasures) solo 10 oggetti sono stati finora restituiti, 468 invece sono ancora “missing“.

Lascia l’amaro in bocca la spiegazione addotta dal direttore del museo londinese, Tristam Hunt secondo il quale una restituzione vera e propria avrebbe difficoltà di natura legale e legate al  “caso filosofico per il cosmopolitismo nelle collezioni dei musei“. (Mah… aperto ad interpretazioni).

Che i saccheggi siano sempre stati perpetrati al termine di una battaglia è cosa nota, come è anche comunque noto che dell’Africa si è sempre negata la storia e il valore delle produzioni artistiche, tranne poi esibire quest’arte depredata nei musei di tutto il mondo.

Negli anni sono state fatte diverse campagne per la restituzione ai Paesi africani delle opere d’arte sottratte e qualcosa in questa direzione sembra muoversi seppure a passi lenti e dettati dall’agenda di Paesi che non riescono a dismettere i panni della supremazia colonialista.

Intanto, per farsi un’idea, questo è un elenco delle opere più note (e di alto valore) che sono state “rubate” all’Africa.

 

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