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La World Bank a fianco dei gay in Africa, ma solo a parole

Il 17 maggio si è celebrata la Giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.

Gli LGBTI non se la passano bene in Africa, soprattutto nei Paesi dove certe “tendenze” sono considerate non solo “contro natura” ma illegali e persino – in certi casi – puniti con la pena capitale.

Anche se va aggiunto che – contrariamente alle opinioni comuni – anche in Africa ci sono Paesi dove l’omosessualità non solo non è perseguita ma è legale. Vi meraviglierà forse leggere i nomi di questi Paesi nella seguente lista: Benin, Burkina Faso, Cape Verde, Repubblica Centrafricana, Chad, Congo-Brazzaville, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Djibouti, Guinea Equatoriale, Gabon, Guinea-Bissau, Lesotho, Madagascar, Mali, Mozambico, Niger, Rwanda, Sudafrica.

E a proposito del Sudafrica. questo è il solo Paese africano dove – grazie al Civil Union Act dal 2006 – persone dello stesso sesso possono sia sposarsi che contrarre un’unione civile e adottare bambini.

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Foto tratta dal sito di Amnesty International

Nella Giornata contro le discriminazioni nei confronti dei LGTBI persino il presidente della World Bank, Jim Yong Kim, ha voluto mandare un messaggio che non lascia dubbi:

La Banca Mondiale è al fianco della comunità LGBTI, a fianco di quelli che lottano per la giustizia, l’uguaglianza e l’inclusione.

2 World Bank Despite recent progress LGBTI communities have made

La domanda è a quanti Paesi la World Bank ha bloccato prestiti e aiuti per protestare contro la discriminazione, le violenze, gli abusi su queste persone?

Qualche passo è stato fatto con l’Uganda negli anni scorsi, quando sono stati congelati prestiti per protestare contro la draconiana legge anti-gay. Probabilmente perché l’Uganda la stava facendo davvero grossa con la campagna “Kill the gays“. Ma non è servito a molto, visto che dopo pochi anni il Governo ugandese ha fatto sapere di voler riproporre le leggi anti-gay.

E allora? Vuol dire che si fa poco, molto poco. E solo – verrebbe da dire – per mera propaganda. L’economia, si sa, conta di più e spazza via i diritti umani. Le parole, cara World Bank, sono importanti, sì, ma sono niente se non accompagnate dai fatti.

La maggior parte dei Pesi dove gli LGBTI sono perseguiti per legge – e anche uccisi – ha continuato a ricevere in questi anni i prestiti della Banca Mondiale – che poi va detto si trasformano per questi Paesi in debiti decennali. Questo è un dato di fatto.

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