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I Paesi africani che sostengono Trump e Israele. Per paura di perdere gli aiuti

Tra i 32 Paesi invitati all’inaugurazione dell’apertura dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme – il 14 maggio scorso – 12 erano africani.

I rappresentanti dei Paesi africani provenivano da Angola, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya, Nigeria, Rwanda, Sud Sudan, Tanzania e Zambia.

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Immagine tratta dalla pagina del quotidiano Haaretz

Una presenza imbarazzante persino per l’Unione Africana che in una dura e chiara dichiarazione del portavoce, Moussa Faki Mahamat, ha stigmatizzato il comportamento violento dell’esercito israeliano che ha portato alla morte di 60 palestinesi e decine di feriti. Nel comunicato si “condanna fermamente l’uso sproporzionato della forza da parte dell’esercito israeliano“.

Il presidente della Commissione dell’UA, ha aggiunto senza mezzi termini che il trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme

non può che accrescere ulteriormente le tensioni nella regione e complicare la ricerca di una soluzione duratura al conflitto israelo-palestinese.

Per chiarire ulteriormente la posizione dell’UA, il portavoce ha ribadito:

 la solidarietà con il popolo palestinese nella sua legittima ricerca di uno Stato indipendente e sovrano con Gerusalemme Est come capitale.

Ma allora perché alcuni Stati e leader africani sono vicini a Israele?

Oltretutto, tutti questi Paesi nel dicembre 2017 avevano votato contro la risoluzione di Washington del trasferimento della capitale Israeliana da Tel Aviv a Gerusalemme; Rwanda, Camerun e Sud Sudan si erano astenuti (insieme ad altri) e solo il Togo aveva appoggiato il governo statunitense.

Di fatto, a ben guardare, sono vicini agli USA più che a Israele e il suo leader, quindi alle scelte di Trump e questo principalmente per ragioni economiche.

Nel 2017 USAID ha “girato” all’Africa 7.9 miliardi di dollari in aiuti, l’anno precedente erano stati molto di più, 13 miliardi. Nel 2017 l’Etiopia è quello che ha ricevuto più aiuti, seguito dal Sud Sudan e dalla Nigeria.

La presenza di alcuni Paesi africani all’inaugurazione dell’Ambasciata a Gerusalemme potrebbe essere dunque il risultato della minaccia di Trump di tagliare ulteriormente i fondi.

 

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