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May e Merkel in Africa,obiettivo: fermare l’emigrazione e fare affari

Giorni intensi per Teresa May e Angela Merkel che, nello stesso periodo, hanno deciso di rendere visita ad alcuni Paesi africani, e ai loro leader.

Un modo per rilanciare rapporti commerciali e di sviluppo, ma anche – soprattutto nel caso della Merkel – per verificare modi e prospettive per arginare il fenomeno dell’emigrazione massiccia di questi ultimi anni.

Due donne, due leader europee (nonostante la Brexit) che contrariamente ai colleghi delle coste del Mediterraneo, Italia in testa, non hanno perso di vista l’importanza degli incontri bilaterali, dello stringere rapporti diretti con altri governanti di un continente che vale tante preoccupazioni quanto denaro. Se non altro per ragioni di necessità.

Perché sicuramente – tolti i convenevoli di facciata – lo scopo delle due leader è stato quello di stabilire accordi economici e commerciali per favorire non solo lo sviluppo nel continente, ma anche nel proprio Paese.

Quello di May è stato il primo viaggio in Africa da quando è al potere. Nigeria, Kenya e Sud Africa le sue tappe. Con sè ha portato una delegazione di esperti di politiche commerciali, di borse e mercati.

Ed è proprio su questo aspetto – sviluppo, economia, affari – che il primo ministro britannico si è soffermato: “l’Africa si trova proprio nel momento in cui l’economia globale si sta trasformando e in questo momento di trasformazione il continente gioca il suo ruolo  e un’Africa più prospera e in crescita è in tutti i nostri interessi. Mentre ci prepariamo a lasciare l’Unione europea è il momento per il Regno Unito di approfondire e rafforzare le sue partnership globali“.

Nel corso delle sue visite la May ha anche annunciato l’impegno di 4 miliardi di sterline come supporto alle economie africane e non ha nascosto il progetto di voler superare gli Stati Uniti e diventare il maggiore Paese del G7 in termini di investimenti in Africa entro il 2022.

In Kenya un primo ministro britannico mancava di far visita da 30 anni, nonostante il passato coloniale del Paese dell’Africa orientale. È chiaro dunque che la sua non sia stata una missione esclusivamente diplomatica e un visita di cortesia.

Anche in Kenya – come in altre aree – il Regno Unito dovrà ricavarsi spazi se vuole continuare a investire nel Paese. Infatti, nonostante la May abbia ricordato: “Il Regno Unito è già il maggiote investitore estero in Kenya” sa bene che nel Paese – e in Africa – c’è un’altra grande e competitiva presenza, quella cinese. La transizione che deriverà dall’uscita dall’Unione Europea ha bisogno di nuovi partner commerciali – ma anche politici – e l’Africa in questo momento è considerata un’alternativa a un’Europa per molti versi asfittica.

Analogo discorso – anche se con sfumature diverse – per la Merkel. Senegal, Ghana e Nigeria i Paesi del tour africano. Anche il cancelliere tedesco ha viaggiato con un sostanzioso gruppo di esperti e una dozzina di amministratori delegati.

La speranza del cancelliere tedesco è che puntare sugli investimenti nei Paesi africani e accompagnarli con aiuti da parte del Governo possa non solo favorire la crescita ma fermare o almeno limitare il flusso delle migrazioni.

Non dobbiamo essere complici dei trafficanti di esseri umani – ha detto – Dobbiamo combattere l’illegalità, ma anche creare legalità e condizioni per lavorare qui, in questi territori

Recentemente la Merkel aveva intrattenuto un lungo discorso con il primo ministro etiope, Abiy Ahmed anche in relazione ai nuovi accordi di pace con l’Eritrea. Ed è da questi Paesi che partono, destinazione Europa, centinaia di ragazzi in cerca di un futuro migliore.

In Germania negli ultimi tempi è quella nigeriana – dopo siriani e iracheni – la popolazione di migranti più numerosa, il 7% dei richiedetni asilo nella prima metà del 2018.

Ma è soprattutto all’insegna dell’economia e degli investimenti – dicevamo – che si sono caratterizzate le visite e i dialoghi con i capi di Stati africani. In particolare la Merkel ha ribadito l’importanza del “Compact with Africa“, iniziativa lanciata durante la presidenza tedesca del G20 per promuovere investimenti nel continente con l’obiettivo di affrontare alla radice le cause dell’emigrazione.

Un rapporto che dovrebbe però costruirsi su basi più egualitarie, visto che il livello di importazioni di prodotti europei in Africa supera di miliardi quello delle esportazioni verso i mercati europei.

Alla fine dei conti, le visite di May e Merkel vorrebbero segnare una svolta e un nuovo approccio non solo al fenomeno migratorio, come dicevamo, ma un tentativo di “riappropriarsi” di aree di mercato e di influenza che rischiano di rimanere appannaggio della Cina – oggi il più grande competitor nel continente – o di multinazionali e imprese straniere.

Laddove la Germania comincia anch’essa a risentire dei flussi e delle proteste di compagini nazionaliste e laddove il Rgno Unito, con l’uscita dall’euro, ha bisogno di allargare le proprie prospettive di mercato.

Un approccio pragmatico, quello di May e Merkel, anzi al limite dell’opportunismo. Commentatori e analisti non hanno mancato di farlo notare  soprattutto in riferimento al primo ministro britannico. Il suo viaggio in Africa sarebbe – sotto sotto – una scelta cinica, frutto della disperazione e dell’incognita post-Brexit.

Insomma, il solito discorso, aiuti in cambio di concessioni economiche.

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