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Africa, quando la divinità creatrice del mondo e delle cose era donna

Dèi, credenze, culture fideistiche. Certo l’Africa non aspettava gli europei. Che – anni e anni fa – hanno portato la fede cristiana e con essa i santi, i miracoli e anche il Natale.

Ma cosa e chi si venerava nel continente prima dell'”avvento” della cristianità – e si venera ancora oggi?

Face2face Africa ci aiuta a scoprirlo. E molte – guarda caso – erano e sono dee al femminile, a rappresentare la forza della terra, della natura, della vita. E si scopre anche che “il dio” (anzi la dea) che si pensa di “ispirazione cristiana”, sia in realtà esistita nella vita dei popoli africani anche prima che arrivassero i missionari. Mentre la morte era un dio maschile.

Partiamo con quella che è forse la più interessante, Nana Buluku, l’essere supremo, la grande madre che ha creato l’universo. La più importante divinità della teologica voodoo trasferita poi nei Caraibi e nelle Americhe. Si ritrova presso molte popolazioni dell’Africa occidentale. Tra queste i Fon in Benin, gli Ewe in Togo e nella regione del Volta in Ghana, tra alcune popolazioniin Akan e in Nigeria, tra le comunità Yoruba e Igbo. Ogni comunità presenta una variante del nome della dea: Nana Bukuulu, Nana Bukuu, Nana Kuruku, Nana Buruku e tra gli Igbo è l’Olisabuluwa.

È un’antica dea – considerata la creatrice del mondo – che si mostra come una vecchia. Non è solo la divinità più venerata, ma rappresenta anche la genesi di qualsiasi forma di culto e religione nell’Africa occidentale. Conosciuta anche per essere la divinità più saggia, si dice che Nana Buluku abbia viaggiato con la sua gente sulle loro navi durante la tratta degli schiavi e si crede che fosse madre di due gemelli che si sarebbero alternati nel proteggere gli schiavi.

Altra divinità femminile è Ala, una delle più popolari e venerate tra le divinità Igbo. Nella lingua Igbo (Nigeria), “Ala” significa terra e raffigura appunto il potere di questa dea (e della natura femminile) sul nostro pianeta. Dea della fertilità, ma anche della creatività e della moralità, Ala – che può essere trovata anche come Ale, Ani or Ana – dea della terra, è sposata a Madioha, dio del cielo. È lei la protettrice dei bambini e delle donne, e quando è arrabbiata non solo convince Madioha a privare gli uomini della pioggia, ma a causare disastri.

A, una divinità Fon (Benin), risale all’Impero Dahomey. Figlio della dea creatrice Mawu-Lisa, Agé ricevette il potere e la responsabilità di proteggere e guidare i cacciatori durante i giorni e le notti nel deserto. Si riteneva che fosse la madre a dargli energia e potere. Anche durante guerre e battaglie, ci si rivolgeva a lui per avere protezione e coraggio e a lui si sacrificavano le parti migliori delle prede uccise durante le battute di caccia. 

Altra figura femminile, venerata in Sudafrica, era ed è Modjaji, dea della pioggia il cui spirito risiede nel corpo di una giovane donna che deve essere regina. Per il popolo Balobedu, la Rain Queen è una figura importantissima ed è esistita da sempre. Tuttavia, nel 16 ° secolo, la gente credette che la dea della pioggia si fosse manifestata in Dzugundini, principessa del regno di Balebedu. A lei, Modjaji, il potere di provocare o fermare la pioggia.

In Uganda, anzi nell’Impero Buganda (IX-XIV), c’era Kibuku, un dio minore della guerra. Secondo la storia tramandatasi oralmente, l’esercito dei Buganda aveva subìto diverse sconfitte e il re, non sapendo più cosa fare, chiese aiuto (e pare che avesse incontrato) il Dio onnipotente, Mukasa. Musaka mise a disposizione suo fratello minore Kibuka. Da allora, prima di ogni guerra, i guerrieri cantavano, ballavano e offrivano sacrifici in onore di Kibuka. Kibuka, in cambio degli onori, precedeva i guerrieri, affrontava per primo gli ostacoli e li guidava in battaglia.

Questa breve rassegna sugli dei/dee africani, si chiude con Adroa, il dio della morte. Ha un carattere duale, il bene e il male. A causa di questa dualità, il suo corpo è diviso in due. La metà che rappresenta il male è bassa e nera, mentre quella che e rappresenta il bene e la bontà è alta e bianca..

Adroa appare alle persone in qualsiasi forma si adatti meglio a una situazione. Di solito ha metà corpo con un occhio, un braccio e una gamba e spesso appare alla gente prima che muoia. Un avvertimento della fine che si avvicina, insomma. Tra il popolo Lugbara (Uganda e Congo), Adroa è anche il creatore del cielo e della terra e vede tutto ciò che fanno i vivi.

 

 

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