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Riapre il Museo africano in Belgio. Cancellati i riferimenti al periodo coloniale

È stato inaugurato sabato scorso il Tervuren il grande museo belga dedicato all’Africa. L’inaugurazione segue un lungo periodo di rinnovamento fatto soprattutto per dare una diversa natura e dimensione ad un museo che invece era nato per evidenziare e celebrare le vestigia coloniali del Paese.

Si apre così un nuovo capitolo nel rapporto tra Belgio e Africa”ha detto il vice primo ministro belga Alexander De Croo presente all’inaugurazione. Rapporti che sono stati segnati da un lungo periodo di colonizzazione in Africa centrale, presenza descritta come “brutale” da moltissimi storici. E difatti lo fu.

Soprattutto sotto Leopoldo II e le sua aspirazioni economiche e di potere che fecero qualcosa come 10 milioni di morti, senza contare le violenze e le amputazioni, diventate la norma per “punire” chi non riusciva a garantire la quantità di caucciù decisa dagli schiavisti (e da Leopoldo). Un’epoca e una violenza che durò anni e decimò la popolazione, epoca suberbamente narrata da Adam Hochschild in Il fantasma di re Leopoldo: una storia di avidità, terrore ed eroismo nell’Africa coloniale.

Oltre al Congo (l’attuale Repubblica Democratica del Congo, RDC), l’impero coloniale belga comprendeva anche l’Africa Ruanda-Urundi, che diventeranno Ruanda e Burundi dopo le indipendenze.

Ora Tervuren rivendica “uno sguardo critico” su questo passato e la storia degli oggetti raccolti sotto Leopoldo II, che regnò sul Belgio dal 1865 al 1909 e gestì a lungo il Congo come sua proprietà privata. “Il nostro veniva spesso definito come l’ultimo museo coloniale del mondo, quindi volevamo cambiarlo“, ha detto il direttore generale Guido Gryseels.

Sono ad esempio sparite  statue ritenute caricaturali o che glorificano troppo i coloni belgi come ad esempio la spaventosa statua dell’uomo leopardo, resa popolare da Hergé in “Tintin in Congo”, un’immagine che era accusata di ridicolizzare gli africani.

Il museo ha conservato milioni di esemplari zoologici, ma ha aperto anche sale dedicate ai paesaggi, ai minerali o alle lingue e alla musica dell’Africa.

Questa inaugurazione arriva proprio nel bel mezzo del dibattito sulla restituzione dei beni e delle opere africane saccheggiate durante l’epoca coloniale.

Finora solo parlare della restituzione è stato una sorta di tabù, ma associazioni africane, intellettuali e alcuni capi di Stato, come il presidente della RDC Joseph Kabila, quello del Ruanda, Paul Kagame, del Benin, Patrice Talon – che ha creato un Comitato per la restituzione delle opere saccheggiate dall’antico regno di Dahomey – continuano a chiedere che quel patrimonio torni in Africa.

Le origini del Museo di Tervuren, conosciuto come il Museo Africano, datano 1897, come mezzo di propaganda di Re Leopoldo II, e fu ninaugurato nel 1910. Per la mostra del 1897 il re Lepoldo fette realizzare i cossiddetti zoo umani, fece realizzare una copia di villaggi congolesi e fece arrivare 270 congolesi. Di questi alcuni morirono di freddo e malattie. Un’episodio mai dimenticato da chi porta avanti queste memorie.

hman zoo

 Per la mostra del 1897, il re Leopoldo volle ricostruire i villaggi congolesi (ora chiamati “zoo umani“) a Tervuren. Aveva portato circa 270 congolesi nel Paese. Tra loro, tre donne e quattro uomini morirono di freddo o di malattia. Fu questa mostra temporanea sulle “colonie” che diede poi origine al museo del Congo Belga, inaugurato nel 1910, antenato del museo dell’Africa.

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[Per una storia degli zoo umani consiglio la lettura (è in inglese) di questo testo Spectacle: the astonishing life of Ota Benga. Un’incredibile e disumana storia, quella di Ota Benga, un pigmeo portato dal Congo negli Stati Uniti (la schiavitù era già stata abolita da molti anni) per esibirsi in uno zoo. Rimase in cattività per molti anni, si uccise sparandosi un colpo di pistola. Clicca sulla foto per vedere il video].

23  Ota Benga  The Man Who Was Kept in a New York Zoo   YouTube.png

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