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A Dakar il Museo che insegnerà la Storia dell’Africa

L’idea era nata 50 anni fa, quando l’allora presidente del Senegal, Léopold Senghor, poeta oltre che statista e uno dei maggiori teorici del concetto di negritudine, annunciò il suo piano di costruire un museo della cultura africana nella capitale del Paese, Dakar.

Ora è accaduto, a 17 anni dalla morte del presidente/poeta. Si chiama il Museo delle Civiltà nere – Musée des Civilisations noires (MCN) – ed è stato inaugurato pochi giorni fa. 14.000 metri quadri e una struttura circolare costruita su modello delle tipiche case della regione di Casamance. È stato possibile terminare la costruzione grazie all’impegno economico della Cina, un finanziamento pari a 34 milioni di dollari.

Il museo ha un focus panafricano con pezzi provenineti dai Caraibi e da diversi territori africani. Quando tutte le sale saranno allestite potrà contenere 18.000 pezzi.

presente nel museo2

Un viaggio attraverso i secoli che mostrerà il contributo dell’Africa in campo culturale, ma anche scientifico. Il ferro e la metallurgia, per esempio, erano in uso in Africa molto, ma molto prima che in Europa, secoli prima di Cristo, come hanno dimostrato anche recenti scoperte in Benin.

La mostra “Culla dell’Umanità” ad esempio, guarda alle origini umane in Africa e mette in mostra i primi manufatti in pietra. “Civiltà africane: la creazione continua dell’umanità” approfondisce la storia delle maschere e le tradizioni del sufismo e del cristianesimo in Africa. Un’altra sala espositiva, “La carovana e la caravella”, esplora invece il modo in cui si sono costuite le comunità africane vittime della tratta degli schiavi nelle Americhe.

Anche questo evento  – come la riapertura del Museo africano in Belgio – arriva nel periodo in cui c’è grande fermento per la restituzione dei beni e delle opere africane saccheggiate durante l’epoca coloniale. L’iniziativa di Macron, che ha annunciato la restituzione di 26 opere reclamate dal Benin e saccheggiate dall’armata francese nel 1892 nell’antico regno di Dahomey, potrebbe solo – e si spera – essere l’inizio.

Chissà se le aperture di questi grandi musei farebbero finalmente vergognare il fisolofo tedesco Hegel che – senza in realtà conoscere il continente – affermava “Africa is no historical part of the world; it has no movement or development to exhibit.” (L’Africa non ha contribuito alla storia del mondo e non ha movimenti o sviluppi da esibire). Per non parlare delle sue idee su quanto fosse storicamente giusta e naturale la condizione di schiavitù per i negri. Su quanto fossero popoli sfrenati e senza valori. Ma questo è un altro capitolo.

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