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Laurent Gbagbo, in un libro la storia della crisi ivoriana. Mentre si attende il verdetto della CPI

Chi fosse interessato alla storia recentissima della Costa d’Avorio e alle influenze della Francia nella politica del Paese e nell’ultimo conflitto civile, allora non potrà perdersi la lettura di un libro in uscita domani 13 dicembre. Libre. Pour la vérité et la justice – Libero. Per la verità e la giustizia (edizioni Max Milo) non si sa quando e se uscirà in una traduzione italiana . In ogni caso se ne possono leggere alcuni estratti pubblicati oggi dal quotidiano in lingua francese Jeune Afrique.

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Il lavoro è il risultato di una lunga intervista del giornalista francese François Mattei  che, dal 2012, si è recato nel penitenziario di Scheveningen (Paesi Bassi), per incontrare Laurent Gbagbo, ex presidente della Costa d’Avorio e oggi in attesa del pronunciamento della Corte Penale Internazionale a seguito dell’arresto nel 2011 seguito alla crisi nel Paese dovita alle contestazioni post elettorali. Elezioni che portarono al potere Alassane Ouattara.

Gbagbo ripercorre gli anni della sua presidenza (2002-2010) e poi quelli della crisi. Non risparmia nessuno dei presidenti francesi, né Nicolas Sarkozy, né François Hollande, né Jacques Chirac, che – dice – gli chiese di finanziare la sua campagna elettorale nella tornata del 2002.

Naturalmente insiste sul ruolo della Francia nella crisi ivoriana, sulla vittoria di Ouattara, sui tentativi di colpi di Stato, sull’affare del bombardamento di Bouaké – uno dei più grandi enigmi della crisi ivoriana e che Gbagbo nel suo memoriale definisce una “bavure de Paris” (una macchia di Parigi). E dietro anche al suo arresto, l’11 aprile del 2011, dopo quattro mesi di guerra che provocarono qualcosa come 3.000 morti.

Da allora Gbagbo è in carcere, in attesa del verdetto della CPI e accusato di crimini  di guerra e contro l’umanità e si dice fiducioso di essere rilasciato e tornare nel suo Paese a fare politica. E tornare ad essere presidente nel 2020? (anno delle elezioni) gli chiede il giornalista.

Non è indispensabile essere presidente per fare politica e rendersi utile. La Costa d’Avorio, l’Africa, sono la mia vita e sarò sempre preoccupato del loro destino“.

Sicuro una buona parte della popolazione lo aspetterà a braccia aperte. Come è avvenuto per la moglie Simone Gbagbo, l’ex première dame, e per molti altri avversari politici di Ouattara, amnistiati “come atto di riconciliazione” in vista delle elezioni 2020.

 

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