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Africa arcobaleno, decriminalizzare l’omosessualità, il Kenya in attesa

Sarà il Kenya il prossimo Paese africano a decriminalizzare l’omosessualità?

Certamente ci sperano gli attivisti, organizzazioni per i diritti umani e singoli cittadini che hanno gli occhi puntati sul lavoro dei giudici dell’Alta Corte del Kenya a cui è stato affidato il compito di decidere se dichiarare o meno incostituzionale la legge che prevede la prigione per gli omosessuali.

La legge contro le relazioni omosessuali fu introdotto in Kenya, 120 anni fa, dal regime coloniale (come nel caso di altri Paesi africani o anche dell’India). In questo caso del colonialismo britannico.

Nel 2010 il Paese si è dotato di una nuova Costituzione che sottolinea il principio di uguaglianza, dignità e libertà senza discriminazioni.

È proprio a tale principio di non discriminazione che si sono appellate le campagne degli attivisti LGBT.

#WeAreAllKenyans, #LoveIsHuman e #Repeal162 (162 e 165 sono le sezioni della legge che condanna l’omosessualità), sono stati così lanciati sui social accogliendo entusiasmo e partecipazione non solo dal mondo gay, lesbico e transessuale.

La decisione dei giudici della Corte avrebbe dovuto arrivare oggi ma è stata rinviata al 24 maggio. “I dossier da analizzare sono tantisi sono giustificati.”. La cosa non ha fatto certo piacere alle associazioni dei diritti umani e agli attivisti che vi leggono invece il perpetuarsi di un atteggiamento persecutorio.

Tra l’altro l’Alta Corte di Mombasa, nel 2016, aveva dichiarato legittima la pratica di esami anali a conferma dell’omosessualità di una persona. “Un esame che viola i diritti umani” continua a ripetere chi si batte perché questo abuso sia dichiarato fuorilegge . “Esame che viola le leggi internazionali” è stato ancora sottolineato.

Moltissimi Paesi africani hanno ancora leggi che puniscono i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso. In alcuni, come la Mauritania, il Sudan, vige la pena di morte  come pure in alcune aree come la Nigeria del Nord e il Sud della Somalia.

A peggiorare le cose sono spesso leader politici e religiosi che seminano odio nei confronti dei gay. “Sono peggio di maiali e cani” (Roberto Mugabe, ex presidente dello Zimbabwe);  “Non possiamo permettere che questi atti disdicevoli affondino le loro radici nella nostra società” (Abba Sufi, direttore generale di Hisbah, l’agenzia in Nord Nigeria per il rafforzamento della legge islamica); “Datemi i loro nomi e  membri del mio staff metteranno le mani su di loro” (Paul Makonda, governatore della capitale economica della Tanzania, Dar es Salam). Oppure le campagne anti-gay, come quella sui media ugandesi, qualche anno fa, indirettamente appoggiata dal presidente Yoveni Museveni.

Tutte situazioni (e parole) che hanno di fatto incrementato non solo il disprezzo per gli omosessuali ma anche le violenze e persecuzioni (o anche solo discriminazioni di varia natura) nei loro confronti). E anche una stretta sulle normative che li riguardano.

In ogni caso ci sono stati Paesi che hanno decriminalizzato l’omosessualità. L’ultimo in ordine di tempo, l’Angola, a gennaio di quest’anno.

La situazione è comunque diversa da Paese a Paese.

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In questa mappa elaborata da Amnesty International (non aggiornata perché precedente alla decriminalizzazione arrivata in Angola) è sintetizzata la normativa nei confronti di chi ha rapporti e relazioni con persone dello stesso sesso.

Va comunque sottolineato che ci sono Paesi dove l’omosessualità viene considerata legale. Tra questi il Benin, il Chad, il Mali, il Rwanda… Anche se poi spesso le leggi sono contraddette dall’ostracismo della società nei confronti di persone LGBT.

Il Sudafrica è l’unico Paese dove, dal 2006, è anche legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

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