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Eritrean Press, il giornalista in incognito che racconta il Paese su Facebook

Ci sono zone al mondo dove fare il giornalista può essere pericoloso. Figuriamoci esporsi sui social. E allora si trova un escamotage. Quale? Non esistere. O meglio nascondere la propria identità a tutti, persino ai propri collaboratori.

È il caso di J editore e amministratore di Eritrean Press, pagina Facebook seguita da oltre 262.000 persone. Un seguito che cresce giorno dopo giorno.

La storia di J, il suo impegno, le sue motivazioni, la racconta la BBC con cui ha accettato di parlare a patto di non rivelare la propria identità. J, infatti, vive in Gran Bretagna, anche se molto spesso torna in Eritrea. Nessuno, dicevamo, sa il suo nome, neanche gli otto collaboratori, anch’essi sparsi tra il Regno Unito, gli USA e l’Eritrea.

Secondo Reporter Senza Frontiere, l'”Eritrea è una dittatura in cui i media non godono di alcun diritto” e l’indice di valutazione sulla libertà di stampa lo colloca al penultimo posto. C’è solo un Paese dove la situazione è peggiore per i giornalisti e la libertà di stampa, il Nord Corea.

Su Eritrean Press si trovano notizie che riguardano retroscena della politica, questioni sociali, ma anche satira e video. Molti, naturalmente sono anche i lettori della diaspora. Anzi, si tratta principalmente di loro.

Secondo quanto afferma J nonostante i cittadini eritrei siano più di cinque milioni sono solo 30.000 circa i lettori all’interno del Paese. Questo, naturalmente, ha a che fare con la difficoltà di accesso ad Internet, sia per una questione economica (i costi sono molto alti) sia per la scarsità della Rete. Secondo la World Bank solo l’1% della popolazione eritrea ha accesso al web.

In Eritrea – regime a partito unico – il dissenso non è tollerato. Il presidente Isaias Afwerki è al potere dal 1993, da quando, cioè, il Paese ha conquistato l’indipendenza dall’Etiopia.

I cittadini sperano che il dialogo intrapreso dai due Paesi in quest’ultimo periodo possa anche favorire la libertà dei cittadini.

In ogni caso, una pagina come Eritrea Press sta mostrando tale voglia di riscatto e libertà. E non è un caso che J abbia molte fonti anche nell’apparato statale, segno che non sono in pochi a desiderare un cambio di rotta, finalmente.

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