Contrariamente a quanto altri Paesi africani hanno già fatto, cioè chiudere frontiere e applicare il lockdown per evitare la diffusione del covid-19, il presidente del Benin, Patrice Talon, ha deciso che queste misure non sono adatte per un Paese africano.
A differenza dei cittadini dei Paesi sviluppati in America, Europa e Asia – ha detto il presidente durante un discorso pubblico – la stragrande maggioranza dei beninesi non ha un reddito mensile.
La situazione – ha ammesso Talon – è certo grave ma come potrebbero i cittadini andare avanti visto che la maggior parte di loro vive grazie al sistema dell’economia informale? Come potrebbero resistere ad un confinamento a lungo termine? La gente, dice il presidente, morirebbe di fame.
Secondo alcuni commentatori quella del capo di Stato è un’analisi lucida e vanno cercate soluzioni alternative al lockdown totale. Altri – come l’infettologo Christian Padonou, parlano di “opzione suicida” e dicono che “non usare il contenimento è, dal punto di vista della salute, un’eresia.”
Il Benin, conta sei casi di pazienti affetti da coronavirus – tutti stranieri, specificano le autorità. Ieri, 30 marzo, sono state applicate una serie di disposizioni che regolano gli spostamenti, limitati a quanto strettamente necessario in otto città del sud, tra cui Cotonou, Porto-Novo, Abomey-Calavi.
Per quanto riguarda le scuole, si è deciso di iniziare in anticipo le vacanze di Pasqua e il trasporto pubblico è stato sospeso. Misure ritenute, secondo molti, insufficienti.
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