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Covid-19, l’Africa rischia di perdere 20 mln di posti di lavoro. Occorrono subito 100 mld di dollari

Il covid-19 potrebbe trasformarsi in un dramma nel continente africano non solo per quanto riguarda la diffusione del virus ma per gli effetti economici che avrà la pandemia e il lockdown.

La recessione predetta dall’Unione Africana ha già numeri preoccupanti, soprattutto nel settore dell’occupazione, con l’ipotesi della perdita di 20 milioni di posti di lavoro sia nel settore formale che informale.

Secondo lo studio su “Impatto del coronavirus sull’economia africana” (diffuso dalla Reuters e poi da vari media africani) rimane alle spalle la previsione di crescita del PIL per il 2020 del 3,4% – previsione precedente alla pandemia.

Secondo le ultime analisi, invece, l’economia africana si ridurrà dello 0,8%, mentre lo scenario più pessimistico afferma che ci sarà un calo dell’1,1%. Inoltre, potrebbero scomparire, fino al 15% gli investimenti diretti esteri.

 I governi africani potrebbero perdere fino al 20-30% delle loro entrate fiscali, stimate a 500 miliardi nel 2019.

Nel frattempo le esportazioni e le importazioni diminuiranno di almeno il 35% rispetto ai livelli del 2019, causando una perdita del valore degli scambi di circa 270 miliardi di dollari. A fronte di tale perdita si prevede un aumento della spesa pubblica di almeno 130 miliardi di dollari per la lotta contro la diffusione del virus.

Tra i settori più colpiti dalla recessione ci sarà quello petrolifero – i cali nelle esportazini di petrolio si stanno facendo già sentire in realtà. Solo Nigeria e Angola, i maggiori produttori di petrolio dell’Africa sub-sahariana, potrebbero perdere 65 miliardi di dollari in entrate.

Per non parlare del settore turistico. Con i confini chiusi e le compagnie aeree che hanno interrotto i voli, alberghi, centri turistici e altre strutture ricettive sono chiuse.

I Paesi in cui il turismo costituisce gran parte del PIL vedranno contrarre le loro economie in media del 3,3% quest’anno. Per molti di loro questa percentale sarà molto più alta. Si parla di una perdita di almeno 50 miliardi di dollari e di almeno 2 milioni di posti di lavoro.

Infine, anche il settore delle rimesse degli africani che vivono all’estero subirà forti contrazioni.

I ministri africani delle Finanze nel corso di un meeting online, qualche giorno fa, hanno sottolineato il pesante tributo che il rallentamento economico globale avrà sull’economia africana e l’urgente necessità di misure speciali per contenere la crisi.

Occorrono – hanno scritto in una dichiarazione conclusiva rivolta al G20 –  100 miliardi di dollari, di cui 44 saranno destinati alla riduzione del debito.

I leader africani hanno fatto appello alle tre principali banche multilaterali, il Fondo Monetario Internazionale (IMF), la Banca Mondiale, e la Banca Centrale Europea.

I ministri hanno inoltre suggerito che se la crisi dovesse continuare, potrebbero essere necessari altri 50 miliardi di dollari per il processo di ricostruzione nel 2021. 

Per sostenere il settore privato si chiede una cancellazione degli interessi sui crediti commerciali, obbligazioni societarie, pagamenti di leasing e l’attivazione di linee di liquidità per le banche centrali. 

Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), sette dei 35 paesi a basso reddito nell’Africa subsahariana sono in difficoltà in relazione all’alto debito e altri nove hanno un rischio elevato di sofferenza di debito. Principale finanziatore è la Cina, si stima che detenga circa un quinto del debito totale in Africa.

Non a caso in queste ore si sta facendo sentire la voce di molte organizzazioni che chiedono la cancellazione dei debiti dei Paesi più poveri

E proprio su questo fornte, la scorsa settimana i Paesi africani hanno ricevuto sostegno dalla stessa Banca mondiale e dal FMI che hanno invitato i creditori bilaterali a sospendere i pagamenti del debito da parte dei Paesi che rientrano nell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo. Tra questi ci sono 39 nazioni africane.

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