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Kaadar, spazio a nuove voci libere dell’Africa occidentale

Aiutare aspiranti filmmaker, attivisti, cooperanti e reporter a diffondere le loro idee e a raccontare la loro realtà sociale. Ѐ quanto si propone Kaadar, progetto nato da tre giovani professionisti italiani della comunicazione e dei videoreportage, Davide Lemmi, Marco Simoncelli e Carlotta Giauna, che per realizzarlo si sono traferiti in Senegal, a Dakar.

Non che nel continente africano non esistano bravi giornalisti, filmmaker, registi e anche strutturate realtà di produzione audio-visiva, soprattutto nelle grandi città. Ma, come sottolineano i fondatori di Kaadar “l’apprendimento delle competenze necessarie per sviluppare contenuti in questo campo è ancora limitato a pochi individui“.

Kaadar ha dunque l’ambizione di essere “mezzo di diffusione di conoscenze fotografiche e di videomaking anche nei territori più svantaggiati e isolati, promuovendo la creatività, le idee originali e potenziando le strutture già esistenti. Il nostro focus operativo è la regione dell’Africa Occidentale, ma l’intero continente resta il target della missione“.

L’obiettivo è quello di diffondere gli strumenti teorici e tecnici necessari per la realizzazione di contenuti audio-visivi che divulghino informazione, cultura e dunque consapevolezza e sviluppo.

All’origine c’è la convinzione che più voci capaci di trasmettere storie possano essere stimolo nel formare una cittadinanza più acculturata e informata. Ovvero una società più consapevole e capace di prendere decisioni meditate e meno soggette ad influenze esterne.

Ma i tre fondatori che nel loro percorso professionale hanno lavorato anche in molti Paesi africani, hanno anche un altro obiettivo: “trasmettere quanto appreso e restituire, seppur in minima parte, quanto il continente africano ha regalato in contatto umano ed emozioni durante questi anni“.

Oltretutto, anche nel continente africano continua il calo sostanziale delle vendite di giornali e le difficoltà dei media tradizionali riscontrabili ovunque nell’ultimo decennio. In compenso il web acquisisce sempre più spazio. Gli smartphone entrano ormai in quasi tutte le case, e il modo di informarsi e di produrre notizie si è quindi modificato.

Il video, se usato in profondità – dicono Davide, Marco e Carlotta – è strumento principe nell’informazione, capace di arrivare facilmente a molti fruitori. Kaadar quindi cerca attraverso il suo lavoro di formare nuovi giornalisti e professionisti nel settore audio visivo, senza dimenticare la volontà di essere ponte e punto d’incontro per confronti e scambi, sempre sensibile ai rapporti fra video, ambiente, storia, tradizioni e problemi sociali.

Tutto ciò si fonde insieme sia nella stessa parola Kaadar, struttura, contesto, ma anche “frame”, la singola immagine, in lingua wolof, l’idioma nativo del Senegal, che nel suo motto “Film, Shape, Empower”.

E noi aspettiamo di vedere i primi risultati di quello che è anche uno scambio di culture e di esperienze, aspettiamo di vedere la realtà raccontata da reporter africani formati alla nuova scuola.

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