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Mobile Film Festival Africa, i vincitori che in un minuto raccontano storie forti e potenti

Un minuto, solo un minuto può bastare per raccontare storie potenti, che fanno riflettere, forse anche anche discutere. In questo limite di tempo stanno i lavori presentati alla prima edizione africana del Mobile Film Festival. Moltissimi sono stati i partecipanti che hanno presentato i loro lavori girati con uno smartphone e che dovevano essere contenuti in 60 secondi compresi i titoli di coda. A vincere è stato il 23enne senegalese Marcel Moussa Diouf.

Girato con un iPhone 8, il breve filmato – dal titolo Liberté – mostra una donna malata in un letto d’ospedale circondata da adolescenti con la testa calata sui loro telefonini. Più app usano, più sangue viene prelevato da lei – libertè – per alimentare i loro cellulari.

Il grant prevedeva un premio di 10.000 euro che dovranno essere utilizzati dal vincitore per finanziare la produzione di uno short movie.

Molte sottocategorie del premio principale, sicuramente tutti assegnati a meritevoli artisti. Il French Speaking Film è andato a Loridon Kabasele (Repubblica Democratica del Congo), artista che compone anche urban gospel music. C’est tout ce que j’ai, è il titolo del lavoro presentato. Uno sguardo doloroso sulla vita di prostituta di un’adolescente per la quale non c’è altra scelta.

Tre premi per la indo-kenyota Neha Manoj Shah e il suo FaceMask on sale: l‘Original Music Score Award, l’African Female Director Award e l’Actress Award (ad Anita Kavochy). La storia di una donna incita in Kenya che nei giorni della pandemia deve proteggere il suo bambino dall’esterno.

Il Documentary Film Award è stato assegnato, invece, al tunisino Walid Falleh, The cemetery of strangers. Il cimitero è quello dove vengono sepolti migranti senza nome che arrivano dalla Libia e trovano la morte in mare, quel mare che li riporta sulle coste. Shams Eddin Marzuk, un sarto di abiti tradizionale, si è preso l’impegno di dar loro almeno una degna sepoltura. Tra loro donne e bambini.

A The water of life è andato il Directory Award. Anche questo lavoro è di un tunisino, Souhaib Dakhlaoui. L’acqua come simbolo della fame e della sete dei popoli africani per la libertà, il benessere, la salute, un’esistenza migliore.

Ancora ad un artista tunisino lo Screen Play Award, Houssem Ben Hamza. Il titolo del lavoro è Asunder, presentato con queste parole: il destino di una società dove non c’è coesistenza.

Infine, l’Actor Award a Abdellah Bousik, protagonista in A lost homeland del marocchino Othmane Ait Barbana, uno sguarcio sul senso di sradicamento dei bambini rifugiati siriani in Marocco.

Il Mobile Film Festival (MFF), è nato nel 2005 ed è tutto virtuale. Ai registi sche partecipano è chiesto di inviare storie brevi di un minuto o meno, girate su dispositivi mobili. Solo negli ultimi quattro anni, il festival ha ricevuto iscrizioni da più di 130 Paesi e ha assegnato sovvenzioni per un totale di 224,00 euro. Nel 2020 MFF ha lanciato l’edizione Africa, aperta solo ai registi che vivono nel Continente.

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