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L’e-commerce in Africa è donna, ma la pandemia ha rallentato le vendite

In Africa sono le donne a gestire il maggior numero di attività online ma, nello stesso tempo, affrontano sfide maggiori rispetto alle aziende online guidate da uomini. Lo dice un lavoro dell’International Financial Corporation, istituto della Banca mondiale che aiuta il settore privato.

La pandemia ha danneggiato le vendite per le attività online delle donne del 39%. In confronto, le aziende guidate da uomini hanno visto calare le vendite solo del 28%. Nel Continente africano piattaforme come Jumia, Checkers, Sixty60, Konga e Kilimall sono cresciute moltissimo negli ultimi anni e hanno fatto fiorire lo shopping online.

Secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) lo shopping online africano già nel 2014 era aumentato del 18% rispetto a un aumento del 12% a livello globale. Ma la pandemia di COVID-19 ha colpito anche questo settore e in particolare, dicevamo, quello gestito da imprese femminili.

Inoltre, il sondaggio “Data for Good” della Banca Mondiale e di Facebook, pubblicato nel giugno 2020, ha rilevato che il 43% delle imprese di proprietà femminile è stato temporaneamente chiuso, rispetto al 34% do quelle di proprietà maschile.

In Sudafrica ha chiuso il 52% delle imprese femminili. In Nigeria, il 44%, mentre in Ghana, il 37%. il problema, dicono gli esperti, è anche legato alle lacune digitali e finanziarie con cui si scontrano le imprenditrici che, quindi, in periodi particolari, come la pandemia, non sono riuscite a tenere testa alla situazione.

C’è poi un altro fattore fondamentale; le donne usano Internet meno degli uomini e ci sono ancora remoredi tipo sociale al suo utilizzo. Intanto, l’IFC esorta le donne a non aver paura di contrarre prestiti e altre forme di finanziamento che possano aiutarle a gestire le proprie attività e, nel contempo, chiede alle piattaforme online di fornire formazione alle imprese guidate da donne.

In ogni caso, dice lo studio, il settore dell’e-commerce in Africa ha il potenziale per aggiungere quasi 15 miliardi di dollari al valore totale del settore entro il 2030 se i divari di genere verranno eliminati entro il 2025, E affinché tali divari vengano colmati, più donne devono iniziare a vendere online e i dati delle loro vendite dovranno eguagliare o superare quello delle attività online gestite da uomini.

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