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Costa d’Avorio, otto moschee dichiarate patrimonio dell’UNESCO

Otto moschee nella Costa d’Avorio settentrionale, il cui stile si ritiene abbia avuto origine nell’Impero del Mali sette secoli fa, sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Gli edifici sono “testimonianze molto importanti del commercio transahariano” sviluppato per secoli nella regione occidentale del continente, si legge nelle motivazioni dell’ente delle Nazioni Unite.

Le moschee nelle città di Tengréla, Kouto, Sorobango, Samatiguila, M’Bengué, Kong e Kaouarasono quelle meglio conservate di 20 di questi edifici che rimangono in Costa d’Avorio, dove all’inizio del secolo scorso ne esistevano centinaia“, afferma l’Unesco.

Le otto piccole moschee sono caratterizzate da travi sporgenti, contrafforti verticali coronati da ceramiche o uova di struzzo e minareti affusolati. Uno stile architettonico che si pensa abbia avuto origine intorno al XIV secolo nella città di Djenné, allora parte dell’Impero del Mali, che prosperò grazie al commercio di oro e sale attraverso il Sahara fino al Nord Africa.

In particolare dal XVI secolo, lo stile si diffuse a Sud dalle regioni desertiche nella savana sudanese, diventando più basso e sviluppando contrafforti più robusti in risposta al clima più umido. Il caratteristico stile sudanese delle moschee, specifico della regione della savana dell’Africa occidentale, continuò a svilupparsi tra il XVII e il XIX secolo quando commercianti e studiosi frequentavano o si erano strabiiliti nel Sud dell’Impero del Mali, estendendo le rotte mercantili transahariane nell’area forestale.

Rappresentano, dunque, importanti testimonianze del commercio transahariano che ha facilitato l’espansione dell’Islam e della cultura islamica e riflettono una fusione di forme architettoniche islamiche e locali in uno stile altamente distintivo che è durato nel tempo.

Il nuovo status di questi storici luoghi dà loro un valore culturale universale che garantirà una protezione particolare dei siti.

Sono più di 1.100 i siti che rientranno nell’elenco dell’UNESCO, dal Taj Mahal a Stonehenge, alla Grande Barriera Corallina. Quasi la metà si trova in Europa e l’Italia ha il maggior numero di siti (soprattutto culturali) in assoluto, dopo la Cina. Circa un quarto dei siti si trovano poi in Asia e nel Pacifico.

Ma l’Africa subsahariana ne ospita solo 96, un misero 9% del totale, nonostante rappresenti il ​​15% della popolazione mondiale, il 18% della massa terrestre e l’immensa quantità del suo patrimonio e della sua storia.

Nella lista dell’UNESCO (162 Paesi) bisogna arrivare al 32esimo posto per trovare un Paese africano, il Sudafrica, seguono Etiopia (35), Kenya (49), Senegal (50). Occorrerebbe, scrive l’Eonomist, una maggiore attività di lobby, da parte del mondo politico, culturale e della stessa società civile africana.

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