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Il caffé ugandese conquista i mercati, a cominciare da quello italiano

Chissà se gli italiani che amano il caffè sanno che forse quello che stanno bevendo proviene dall’Uganda. Tra le altre cose, infatti, sarebbe proprio la domanda italiana di caffè ugandese che ha contribuito ad aumentare, ai livelli più alti degli ultimi 30 anni, le esportazioni dei chicchi dalla nazione dell’Africa orientale.

Ad agosto – scrive Bloomberg – l’Uganda ha superato il Vietnam diventando per la prima volta quest’anno il secondo fornitore di caffè all’Italia, dopo il Brasile.

Le spedizioni totali sono aumentate del 21% , 6,5 ​​milioni di sacchi da 60 chilogrammi nel corso dell’anno (e solo fino a settembre) – il più alto dell’Uganda in tre decenni -. Di queste spedizioni circa un terzo sono state quelle destinate all’Italia.

Bisogna dire che a contribuire alla crescita del mercato del caffè ugandese  sono stati anche i problemi della catena di approvvigionamento in Sud America e nel Sud-Est asiatico. Per superare tali inghippi i torrefattori hanno acquistato un po’ di più altrove e sono stati più flessibili nella miscelazione, hanno spiegato gli esperti del settore.

L’Uganda si conferma dunque il più grande esportatore di caffè del continente africano e il secondo produttore dopo l’Etiopia. L’obiettivo è quello di aumentare la produzione annuale a 20 milioni di sacchi entro il 2030 e a questo scopo negli ultimi anni è stato incrementato il numero delle piante.

Bisogna dire che anche la Nestlé ha fiutato l’affare e ha annunciato il suo programma per produrre e commercializzare caffè dalla regione montuosa del Rwenzori. L’idea è quella di aumentare la produzione della Nespresso che vende le sue capsule soprattutto negli USA e nel Regno Unito. 

Come riporta l’Atlas Coffee Importers, in Uganda il caffè rappresenta il 20-30% dei guadagni in valuta estera ogni anno e più di 3,5 milioni di famiglie lavorano in attività legate alla produzione, lavorazione, esportazione dei preziosi chicchi. La maggior parte del caffè del Paese è prodotta da piccoli agricoltori che lavorano su appezzamenti di meno di 2,5 ettari.

Il Paese sta guadagnando sempre più riconoscimenti per la qualità dei suoi arabica che viene coltivata principalmente ai confini orientali e occidentali del territorio. Il terreno, il particolare clima e l’altitudine sono elementi vincenti per un prodotto che comincia a detenere una bella fetta dell’economia locale.

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