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In Africa infezioni da Covid-19 sette volte di più di quelle riportate. Lo dice l’OMS

Solo il 14,2% – ovvero una su sette – infezioni da COVID-19 vengono rilevate in Africa. Lo afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’analisi dell’OMS, che ha utilizzato un metodo di calcolo sviluppato da Resolve to Save Lives, ha rilevato che ad oggi il numero totale di ammalati da COVID-19 in Africa è stimato in 59 milioni , sette volte in più rispetto agli oltre 8 milioni di casi segnalati.

Per invertire questa tendenza – che, ripetiamo, è una stima – e frenare la trasmissione, l’Ufficio regionale dell’OMS per l’Africa ha annunciato una nuova iniziativa per migliorare lo screening in otto Paesi. Il programma mira a raggiungere più di 7 milioni di persone con test diagnostici rapidi nel prossimo anno.

Ad oggi, il rilevamento di COVID-19 in Africa si è concentrato sulle persone che si sono rivolte alle strutture sanitarie con sintomi, oltre a testare i viaggiatori internazionali in arrivo e in partenza, portando a una sottosegnalazione su larga scala data l’alta percentuale di casi asintomatici nel Continente.

Dall’inizio della pandemia ad oggi, i Paesi africani hanno segnalato oltre 70 milioni di test COVID-19, ovvero una frazione molto piccola rispetto al miliardo e 300 milioni di africani. Al contrario – per fare degli esempi – gli Stati Uniti, con circa un terzo della popolazione, hanno effettuato oltre 550 milioni di test, mentre il Regno Unito, con meno del 10% della popolazione africana, 280 milioni.

Con test limitati in Africa stiamo ancora andando alla ciecaha affermato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per l’Africa. “La maggior parte dei test viene eseguita su persone con sintomi, ma gran parte della trasmissione avviene invece da persone asintomatiche, quindi ciò che vediamo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg“. “I numeri dei test in Africa sono comunque aumentati – ricorda il direttore dell’OMS – ma questa nuova iniziativa centrata sulla comunità è un approccio nuovo che dovrebbe aiutare ad aumentare significativamente i tassi di rilevamento. Più test significano isolamento rapido, meno trasmissione e più vite salvate attraverso azioni mirate“.

I Paesi partecipanti al programma – per il quale l’OMS ha erogato 1,8 milioni di dollari – sono Burundi, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Guinea-Bissau, Mozambico, Repubblica del Congo, Senegal e Zambia. Insomma, l’idea è quella di “scovare” casi di asintomatici per operare il contenimento della diffusione del virus.

L’iniziativa – spiega l’OMS – utilizzerà una “strategia ad anello“, sperimentata con successo nell’eradicazione del vaiolo nella seconda metà del XX secolo per vaccinare le persone con maggiori probabilità di essere infettate, e durante le recenti epidemie di Ebola in Africa occidentale e nel Repubblica Democratica del Congo. L’approccio ad anello si rivolgerà a coloro che vivono all’interno di un raggio di 100 metri attorno a ogni nuovo caso confermato per prevenire l’ulteriore diffusione della malattia.

Inoltre, ogni famiglia entro il raggio di 100 metri riceverà kit igienici tra cui mascherine e disinfettanti per le mani e chiunque risulterà positivo sarà valutato per la gravità della sua condizione per determinare se debba ricevere cure domiciliari o se debba essere trasferito a centri di trattamento COVID-19 designati.

Il programma mira ad aumentare almeno del 40% la capacità di test in ciascun Paese partecipante, garantendo che si raggiunga il benchmark raccomandato dall’OMS: 10 test eseguiti settimanalmente su 10.000 persone. I test saranno eseguiti su base volontaria e condotti utilizzando test diagnostici rapidi basati sull’antigene approvati dall’OMS, che possono produrre risultati in 15 minuti e in loco e possono essere somministrati con una formazione minima.

In Africa sono stati registrati oltre 8,4 milioni di casi di COVID-19 e 214.000 decessi. Nonostante un calo del numero di casi nelle ultime settimane, i tassi di vaccinazione rimangono bassi, con solo il 30% delle 54 nazioni del Continente che hanno vaccinato completamente il 10% della loro popolazione, rispetto a quasi il 90% dei Paesi ad alto reddito. Inoltre, poco meno della metà dei Paesi africani ha vaccinato completamente solo il 2% o meno della loro popolazione.

Le stime mostrano che tra il 65% e l’85% delle infezioni da COVID-19 in Africa generano pochi o nessun sintomo. E così, ovviamente, la maggior parte degli africani che hanno contratto la malattia non si rivolge ai medici e alle strutture sanitarie. Tuttavia, gli individui asintomatici svolgono un ruolo chiave nel facilitare la trasmissione.

Finora le autorità sanitarie pubbliche in Africa si sono giustamente concentrate sulla gestione dei casi che arrivano nei centri di cura e negli ospedali” ha affermato Moeti. “Ma ora è il momento di passare all’offensiva e lavorare con le comunità locali per spezzare le catene di trasmissione e impedire che si verifichino epidemie più ampie“.

Comunque sia – e al di là della sottostima degli individui asintomatici che potrebbero comunque diffondere il virus – l’Africa non sta incidendo nella diffusione della pandemia quanto i Paesi europei e del resto del mondo. Anche questo è un dato.

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