Ghana, 110 tra ministri e sottosegretari per 28 mln di abitanti

Al solito, se l’avete perso su Voci Globali, ve lo ripropongo qui. Buona lettura (e buone riflessioni).

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Il Ghana sta forse vivendo il periodo più difficile della sua storia democratica. E questo proprio nell’anno del 60esimo anniversario dell’indipendenza. Non si tratta di attentati alle Istituzioni o rischio per la sicurezza e le libertà civili. Si tratta semplicemente di quello che molti nel Paese considerano un feroce abuso di potere che è facile abbia ripercussioni nelle decisioni per il Paese e nella qualità di queste decisioni e nell’economia dello Stato.

Logo per il sessantesimo anniversario delli’Indipendenza

Passiamo ai fatti. Fatti che hanno un numero, 110. Tanti sono i ministri e sottosegretari che Nana Akufo Addo, uscito vittorioso dalle presidenziali del dicembre 2016, ha nominato. In un Paese che conta circa 28 milioni di abitanti.

Un numero al di sopra di ogni media e di ogni necessità, come si commenta nel Paese. Si tratta di un “family and friends’ government” – il Governo di amici e parenti – come è stato ribattezzato sia da parte della stampa che dalla gente della strada. Quella che non ha votato NPP, il partito del presidente. Anche se – a dire il vero – non pochi ex sostenitori stanno criticando il “loro” presidente in quello che, vista dal di dentro, viene considerato il prezzo che Akufo Addo deve pagare a coloro che lo hanno accompagnato nella campagna elettorale, ma soprattutto che hanno investito su di lui per tre tornate elettorali.

Nana Akufo Addo si era già infatti presentato due volte, ogni volta battuto dall’avversario dell’NDC – l’altro partito forte del Paese. Alla terza ce l’ha fatta, ma questa vittoria non poteva non portare conseguenze in termini di “ringraziamenti”.

Una cosa che però, in questa misura, non si era mai vista prima, probabilmente in tutto il continente africano.

Il primo Governo di Kwame Nkwrumah – il padre dell’indipendenza ghanese – aveva contato 41 ministri. L’amministrazione precedente ad Akufo Addo, guidata da John Mahama dell’NDP – che si è tra l’altro distinta per i numerosi rimpasti di Governo – nell’ultima fase aveva 78 ministri compresi quelli rappresentanti le singole regioni. Il massimo era stato raggiunto da un altro presidente NPP, John Kufuor, al governo dal 2000 al 2004 con 96 ministri.

Insomma si tratta del Governo più numeroso della Quarta Repubblica Ghanese, dalla nuova Costituzione emanata nel 1992.

Ed è logico fare comparazioni con altri Stati africani, bel più popolosi: la Nigeria, per esempio, 173.6 milioni di abitanti ha 36 ministri, più naturalmente un vicepresidente; l’Etiopia – secondo Paese più popolato dell’Africa Sub-Sahariana dopo la Nigeria – conta 19 ministeri oltre 22 Agenzie e Authorities.

Nana Akufo Addo
Il presidente eletto nel dicembre scorso, Nana Akufo Addo

A questa particolare faccenda si aggiungono altri scandali e imbarazzi per il nuovo Governo ghanese. A cominciare dal giorno dell’insediamento quando il presidente ha pronunciato frasi prese qua e là da discorsi di due presidenti statunitensi, Bush e Clinton. Da qui l’accusa di plagio.

Si è continuato con il grande dispendio di mezzi ed energie per il 60esimo (ma questo era ovvio e atteso). Poi è venuta fuori la proposta di usare l’Heritage Found – che rappresenta il 9% degli introiti della vendita del petrolio – per implementare la politica dell’educazione gratuita per i ragazzi che frequentano la Senior School (la scuola superiore per accedere al diploma). Politica bollata dalla minoranza come “inconcepibile e fatale” per il futuro del Paese.

E ancora, la nomina al ministero del Turismo, Cultura e Arti creative di Catherine Afeku, che si è scoperto non aver fatto l’anno di sevizio civile obbligatorio previsto al termine del ciclo di studi, servizio senza il quale – a detta di legge – non è possibili accedere a certe cariche pubbliche.

Per non parlare delle presunte mazzette promesse dal ministro dell’Energia, Boakye Agyarko ad alcuni membri della Commissione parlamentare per facilitare l’approvazione della sua nomina a ministro.

Il neo ministro dell’Informazione, Mustapha Hamid, ha tenuto a specificare:

Siete al corrente che la Costituzione ghanese del 1992 all’articolo 78, comma 2 riconosce al presidente la facoltà di nominare tale numero di ministri (110) secondo quanto ritiene necessario per governare in modo efficiente?

Peccato però che nella Costituzione non sia indicato un numero così alto di ministri e sottosegretari, e peccato, soprattutto, che non ci sia riferimento alla questione morale di gravare con così tanti uffici e funzioni sulla spesa pubblica.

Naturalmente si difende lo stesso Akufo Addo, secondo cui si tratta di un “investimento necessario per il Paese”. Alcuni ministeri sono stati smembrati e quindi hanno dato vita a un diverso ministero – per esempio Water Resources Works and Housing ne hanno formati due: Works and Housing e Sanitation and Water Resources. Alcuni sono nuovi ministeri come quello della Programmazione. Ma ciò che ha creato più sconcerto è il numero elevatissimo di sottosegretari. Alcuni ne hanno addirittura tre, come il ministero dell’Informazione, quello del Governo locale e Sviluppo Rurale, quello dell’Energia, del Cibo e Agricoltura, delle Finanze.

Chi pagherà questo esercito di ministri e sottosegretari? Ovvio che la domanda è superflua. Secondo l’Indipendent le cifre minime per le alte figure di Governo si aggirano intorno ai 4000 dollari a cui vanno aggiunti una serie di benefit: almeno due auto, rifornimento gratuito, la casa, libero accesso a servizi come le cure mediche e la protezione personale. Ma non si capisce se sia incluso l’aumento del 10% e altri emolumenti, in arrivo dopo i riordini di spesa e gli adeguamenti annuali.

Sappiamo, conoscendo il Paese, che tutto questo diventerà normalità, dopo giorni di prime pagine dei giornali, di critiche e dibattiti. Resterà il disagio di far fronte a un Governo elefantiaco, a spese fuori budget, a un tipo di amministrazione che deve rispondere di troppi sospetti di nepotismo.

Insediamento di alto stile per Akufo Addo. E un’accusa di plagio

Non poteva essere più pomposo l’insediamento di Nana Akufo Addo, neo presidente del Ghana. O forse poteva, certo, ma diciamo che non ha sfigurato rispetto a colleghi di altre nazioni africane che pure si erano distinti in questo senso.

Foto e video della giornata sono pubblicati in abbondanza sulla sua pagina Fecebook.

akufo-addo

Foto tratta dalla pagina Facebook del Presidente

Però la presidenza di Akufo Addo è cominciata con un’accusa di plagio. Durante la cerimonia di insediamento il presidente avrebbe utilizzato brani sparsi di discorsi di ex presidenti statunitensi: Clinton e George W Bush.

A riportarlo è Al Jazeera, che fa riferimento anche alle precise parti del discorso che sarebbero state copiate di sana pianta, sostituendo semplicemente Americans con Ghanaians. Naturalmente immediate sono state le scuse arrivate dall’ufficio di presidenza.

Lo stesso, come ricorda ancora la testata del Qatar, aveva fatto durante la cerimonia di giuramento il presidente nigeriano Buhari, stavolta citando Barack Obama.

Emancipate yourself for mental slavery, esortava Bob Marley. O è semplicemente incapacità di dire cose originali?

A proposito, all’insediamento c’erano decine di Capi di Stato (africani) e rappresentanze. E che sfoggio di colori, che mise, che eleganza. Quanti soldi se ne sono andati in un sol giorno.

 

#GHelection, i ghanesi confermano di amare la pace

È uno dei motivi per cui amo questo Paese: i ghanesi non sono inclini a farsi la guerra e, fondamentalmente, non amano i disordini. Amano la pace. E non a chiacchiere.

E queste elezioni 2016 (politiche e presidenziali) ne sono state ancora una volta la prova.

A vincerle è stato il candidato dell’NPP, Nana Akufo-Addo, che ha superato di gran lunga il presidente uscente ricandidatosi, John Mahama dell’NDC. Una telefonata di quest’ultimo per congratularsi con chi guiderà la nazione per i prossimi quattro anni, ha messo fine a qualunque speculazione di rivendicazioni o proteste.

Con le performance del Paese degli ultimi anni, Mahama non aveva grandi chance di vincere. Dispiace però che non abbia saputo – lui e il suo Governo – fare meglio. Dopotutto è stato uno dei presidenti africani più giovani – forse il più giovane – e il primo presidente ad essere nato dopo l’indipendenza del Paese.

Akufo-Addo ha 72 anni, quello di cui sono certa e non si andrà a unire alla schiera delle cariatidi africane al potere da decenni. Perché la democrazia dell’alternanza in Ghana continuerà a funzionare.

Quella sotto è una grafica pubblicata su Quartz con dati di Cia Factbook e Wikipedia.

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[Nota: Il presidente del Congo Brazzaville, Denis Sassou Nguesso, è al suo secondo mandato come presidente. Era già stato in carica dal 1979 al 1992. Un totale, quindi, di 32 anni.]

Ghana, dove i candidati ancora parlano ai cittadini nelle piazze

Quest’anno è andata così, per pochi giorni mi perderò le elezioni in Ghana, tornerò quando i giochi saranno fatti. E vedrò che futuro ci attende.

In compenso mi sono vissuta il referendum italiano e il dramma di un dibattito, spesso incivile e poco costruttivo, e perlopiù gestito sui social. Dunque con il singhiozzo, l’afasia, la balbuzie tipica di questi strumenti. Tipica quando non si ha niente da dire (o non si è all’altezza) ma si vuole essere presenti a tutti i costi nel dialogo del nulla. E spesso di abuso dei social o di interviste televisive manovrate o inconcludenti fanno man bassa anche i nostri esponenti politici.

Non che in Ghana non si litighi e ci si azzuffi per la politica (o meglio, per i candidati e i vantaggi che dall’elezione dell’uno o dell’altro potrebbero derivare), no di certo. Ma il tempo dei social in Ghana è per fortuna più breve, rapido, immediato e – soprattutto – secondario e di sfondo rispetto alle discussioni faccia a faccia. All’incontro e persino al comizio di piazza – da noi abbastanza superato. Altro che teatri e luoghi chiusi e controllati agli ingressi. E dove magari se qualcuno non ti garba puoi serve farlo allontanare dalla sicurezza…

Qui ho selezionato due video girati negli ultimi giorni in Ghana. Uno riguarda la campagna del presidente uscente John Mahama a Kumasi, capitale della Regione Ashanti, l’altro il recente comizio nella Regione del Volta, del candidato oppositore, Nana Akufo Addo, che dopo aver perso nel 2008 e poi per pochi punti percentuali nel 2012, ci riprova di nuovo.

john-mahama-s-campaign-rally-in-kumasi-ghana-elections-2016-youtube

akufo-addo-at-kete-krachi-volta-region-what-a-crowd-change-is-coming-youtube

E mi è piaciuta anche una trasmissione come quella che potete guardare anche voi cliccando sulla foto in basso, un confronto – documenti alla mano – tra i due candidati più probabili alla vittoria (Mahama e Akufo-Addo, appunto). Non voce alta, furbizie e accuse reciproche (come spesso accade nelle nostre trasmissioni), ma una chiara e sana esposizione dei fatti. Della serie: questo è quanto, scegliete voi.

john-mahama-vs-akufo-addo-analyzing-ghana-s-presidential-candidates-youtube

Queste elezioni ghanesi mi mancheranno. Ma le guardo da vicino e mi preparo al meglio (spero).

Intanto vi lascio con alcune foto. Delle precedenti elezioni, quando c’ero e da un remoto villaggio della Regione Ashanti toccavo con mano la democrazia ghanese. Che, a dirla tutta, è un simbolo dell’intera Africa sub-sahariana. Un simbolo sì, che per fortuna però sta perdendo questa sorta di unicità.

Vedi le elezioni in Nigeria lo scorso anno, quando Jonathan Luck riconobbe senza problemi la vittoria dell’avversario, Muhammadu Buhari. O quelle recentissime in Gambia, dove Yahya Jammeh, al potere da 22 anni ha riconosciuto la sconfitta e telefonato per congratularsi al candidato Adama Barrow che firmerà a breve come nuovo presidente.

Tutto questo, e in entrambi i casi, ribaltando le previsioni degli analisti e della stampa internazionale. No, l’Africa insegna che qui non ci sono solo guerre e conflitti tribali e meno che mai selvaggi pronti a scannarsi alla prima occasione…

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Foto di Antonella Sinopoli

 
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Foto di Antonella Sinopoli

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Foto di Antonella Sinopoli