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Ghanaway: tasse, bollette e lo Stato a cottimo

È da un po’ che non aggiorno la sezione blog di questo sito. Dunque, rieccomi a voi con l’esperienza tasse e pagamento utenze.

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Qui in Ghana, in Africa in generale, soprattutto per quanto riguarda le aree rurali, vale il principio “prima fai poi, eventualmente, informi le autorità”. Anzi, in realtà, le autorità vengono informate di default a cose fatte. (E quindi capisci che non ci sono ma sanno che tu ci sei)

Quando ho pensato di realizzare qualcosa affidandomi a carte, autorizzazioni, firme, ebbene, mi hanno imbrogliato, illudendomi che le cose stavano procedendo secondo regole e cavilli, tranne poi accorgermi dopo mesi di “torna domani” , “ci stiamo lavorando” e progetti e sopralluoghi pagati, che si erano solo mangiati i soldi e non avevano nessuna intenzione di rilasciare permessi a una donna bianca, una yevu.

Con il tempo ho capito che per sopravvivere in posti come questo, senza legge – o con leggi adeguate, interpretate e applicate secondo interessi contingenti – dovevo modificare il mio mind setting.

Dove pianti, stress, litigi e minacce non erano serviti a nulla, calarsi nella realtà è stata la salvezza. È così che ho ottenuto acqua corrente e luce elettrica. Ah, non pensiate che lo Stato sia venuto in questo angolo sperduto dell’universo – dove vivono però comunità numerose – e abbia installato i pali della luce o le condutture. O meglio, sì, sono venuti, ma dopo aver pagato in anticipo. Senza ricevuta, intendiamoci. La ricevuta è alla consegna. Atto di fede. Ma questo – alla prova dei fatti – ben diretto.

Altro che la ragione. La ragione genera mostri e fallimenti, quando si parlano lingue diverse. E con “lingue diverse” è chiaro che intendo tutto un diverso approccio alle questioni fondamentali di una società. Capovolto il rapporto individuo/Stato.

Non è lo Stato che serve te, sei tu che devi guadagnarti il diritto dell’intervento (materno ma anche paternalistico) dello Stato. E guadagnartelo vuol dire, non essere un rompiballe parlando di leggi e diritti e, soprattutto, essere in grado di pagare. E non di pagare una semplice tassa di servizio, ma il lavoro completo. Acquisto dei pali della luce, dei fili, delle condutture per il passaggio dell’acqua, etc. etc. E naturalmente del personale – dipendente dei diversi Enti statali – che viene a farti il lavoro.

Detto questo, ora sanno che esisti e allora un bel giorno… Un bel giorno arrivano gli esattori delle tasse, bussano alla porta e ti chiedono di pagare il diritto di proprietà – o qualcosa del genere. Ti chiedono per quest’anno e l’anno precedente e se tu dici “ho in casa solo i soldi per quest’anno” loro ti rispondono “ok, paga quest’anno, per quello precedente torniamo tra una settimana”.

E ti rilasciano una bella ricevuta di pagamento, mica no, con tanto di timbro dell’Autorità. Poi ti dicono che il posto è bello, si informano – non da me, che ho imparato a stare silenziosa in questi casi, ma dal ghanese che è la mia famiglia qui – su parenti, amici e cose varie, promettono di tornare per una birra (ma per fortuna non lo faranno). Di sicuro torneranno per l’altra tranche delle tasse.

Cifre minime, vi assicuro. Cifre che dovrebbero pagare anche i nostri vicini (con l’adeguamento dovuto ai differenti spazi) ma loro rifiutano perché, come anche gli esattori delle tasse possono vedere, vivono in una catapecchia con 6-7 figli urlanti a famiglia che ronzano intorno.

Qualche tempo fa ho assistito a un’altra scena di esattori delle tasse cacciati in malo modo. Ero nell’Art Center di Accra, il negozio (di percussioni tradizionali che costruiva lui stesso) era di un amico rasta che poi è espatriato in Germania. Ebbene, ha cominciato a urlare contro gli esattori dicendo che non guadagnava abbastanza e che se volevano potevano anche chiudere il negozio. Anzi, l’avrebbe fatto lui. E così fu. I due, un uomo e una donna, dopo aver provato a dire qualcosa, se ne sono andati mesti mesti con i loro taccuini e il loro libretto delle ricevute.

E siamo alle bollette. Pensate che le porti il postino? Non dove vivo io, che prima ci sono sorte case e capanne e poi gli hanno dato un mezzo indirizzo. A recapitarle sono gli impiegati comunali. E spesso, come nel caso delle bollette dell’acqua, dopo qualche giorno tornano nel caso tu voglia pagare “porta a porta”. Quando è così non c’è che da ringraziare, ti risparmiano il costo del tro tro e quella breve fila (quando c’è).

Ah, forse vi interesserà quanto costa comprare il diritto ad avere la luce e l’acqua corrente in casa. Ho speso oltre 900 euro per la corrente elettrica. E un po’ di più per l’acqua.

Che dire, grazie Ghana, per essere anche così. Tutti dobbiamo vivere. E tutti – a latitudini diverse e con “abitudini” diverse – troviamo il modo per farlo.

Sicuramente non avrei fatto quest’esperienze – e continuerei a non capire molte cose che impari solo nei piani bassi della società – se avessi scelto una vita più comoda e borghese.

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