Meditazioni gattesche

Un gatto è venuto a trovarmi. E non mi sognerei di scriverlo. Ma qui è tutta un’altra cosa, nessun gatto cerca la compagnia di un essere umano, qui un gatto da un umano scappa il più lontano possibile. Per non rischiare di finire in padella.

Ma oggi lui è entrato qui, dove vivo. Sembrava starci abbastanza a suo agio. Se non per il fatto di restare rivolto alla staccionata a fissare tra le fessure e di aver aspettato un po’ prima di accovacciarsi nella posizione comoda.

Ha creduto di essere solo per un bel po’. Ho imparato l’arte del silenzio qui, l’arte della fissità, l’arte della meditazione… Come quella del gatto, a pensarci bene.

Non è un gattino, è un gatto cresciuto per i canoni di qui. Segno di scaltrezza e intelligenza, quello di essere ancora vivo. Per questo non sono riuscita ad avvicinarmi quando, alla fine, ho voluto farmi vedere. Ma che importa? Che lui sia stato qui è un bel segno.

lontano

vicino

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One thought on “Meditazioni gattesche

  1. Pingback: Il mio gatto munaciello | ghanaway...

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